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Le maschere di Carnevale tradizionali del Sud sono tantissime e diverse da regione a regione. Alcune sono nate da tradizioni antiche, altre dalla Commedia dell’arte, altre ancora risalgono addirittura all’epoca romana. A distinguere le maschere di Carnevale sono le peculiarità e le caratteristiche del territorio, la storia e quello che rappresentano.
Scopriamo quali sono le maschere che sfilano durante i festeggiamenti del Carnevale nel Sud Italia, più precisamente in Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia!
Iniziamo la nostra panoramica sulle maschere di Carnevale tradizionali del Sud dalla Basilicata che celebra il Carnevale in maniera fastosa e vitale. Molte località propongono riti diversi, rievocando i miti delle leggende popolari. Ecco alcune fra le maschere più famose della regione.
A Satriano, in provincia di Potenza, una delle maschere di Carnevale più caratteristiche della tradizione è il Rumit, rappresentata da un uomo interamente ricoperto di foglie di edera. Altre maschere antiche sono Urs, che simboleggia l’uomo-animale vestito di pelli ovine ed emblema del successo, fortuna e prosperità, e la Quaresima, una donna che indossa un manto nero e sulla nuca una cesta con il figlio di padre incerto.
Il Toro e la Mucca sono le maschere di Carnevale principali di Tricarico, in provincia di Matera che, in dialetto locale, vengono chiamate l’Mash-kr. Entrambe indossano maglia e mutandoni di lana e foulard alle braccia, al collo, alle gambe e ai fianchi.
Portano, inoltre, un cappello a falda larga rivestito con fazzoletto e velo, ornato fastosamente con lunghi nastri colorati. Il Toro si distingue dalla Mucca perché gli ìabiti sono neri invece che bianchi e con nastri rossi sul cappello.

Maschere di Carnevale della Basilicata: Mucca e toro – Di Rocco Stasi di Wikipedia in italiano – Trasferito da it.wikipedia su Commons., CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38150629
A Montescaglioso, Matera, fra le maschere di Carnevale più caratteristiche vi sono la Quaremma – una donna vestita di nero che rappresenta la moglie di Carnevalone – e il Cucibocca – una delle maschere più antiche e misteriose – con la sua barba e vestito con abiti scuri coperti da un ampio mantello e catene ai piedi.
Altre maschere di questa regione, sono: U’ zembr, il caprone, che simboleggia il demonio; U fus’, che tesse e regge il filo del destino e della vita; ‘A Zita e Lu Zit, ovvero la sposa e lo sposo, che mettono in scena il matrimonio contadino scambiandosi i ruoli.
Il Carnevale di San Mauro Forte ha inizio tra il 15 e 19 gennaio, in concomitanza con i festeggiamenti di Sant’Antonio Abate. Uomini e donne con cappello di paglia e classico mantello a ruota (il tabarro) animano la cittadina del materano al suono dei campanacci che diffonde lungo vicoli e strade, creando un’atmosfera misteriosa e suggestiva. 
I Campanacci del Carnevale di San Mauro Forte
Tra le maschere di Carnevale tradizionali del Sud, quelle rappresentative della Calabria hanno con origini che risalgono al Settecento. Si tratta di Giangurgolo, figura legata alla Commedia dell’arte.
Il personaggio incarna appieno le caratteristiche di una persona chiacchierona, con un grande appetito e sempre a corto di denaro.
La maschera indossa un corpetto stretto, pantaloni a sbuffo a strisce gialle e rosse e sul capo porta un alto cappello a cono. Inoltre, ha il viso coperto da una maschera con un grande naso e sul fianco gli pende una spada fuori misura.

Giangurgolo, maschera di Carnevale tipica della Calabria
Proseguendo il nostro viaggio, in Campania troviamo Pulcinella, Tartaglia e Scaramuccia, tutte e tre di origine napoletana e protagoniste della Commedia dell’Arte.
Pulcinella è una delle maschere tradizionali più antiche del nostro Paese che risale all’epoca romana. Il personaggio è tornato in auge con la Commedia dell’Arte e, nel tempo, è diventato il simbolo di Napoli.
Rappresenta la plebe e, quindi, l’uomo semplice che occupa l’ultimo gradino nella scala sociale. Allo stesso tempo è anche una persona furba che riesce a risolvere i propri problemi senza perdere mai il sorriso. Tuttavia, è anche un credulone che non sa mantenere un segreto. Non a caso, è celebre l’espressione idiomatica «Il segreto di Pulcinella» che, nella lingua italiana indica qualcosa che ha perso il suo iniziale carattere privato, divenendo di dominio pubblico.

Pulcinella, maschera di Carnevale tipica della Campania
Il nome Tartaglia proviene dal fatto che il personaggio soffre di balbuzie. La maschera viene rappresentata da un uomo corpulento e goffo, con la testa rasata, senza baffi né barba che, oltre ad essere balbuziente, è anche miope. Il personaggio inizialmente indossava un abito e un mantello verde a strisce gialle, un collare bianco molto ampio e occhiali verdi, che successivamente vennero modificati.
insieme a Pulcinella e a Tartaglia, Coviello è una delle tre maschere di Carnevale principali di Napoli. Il nome Coviello altro non è che il diminutivo di Giacomino e rappresenta un personaggio vanitoso, fanfarone e millantatore. A seconda della narrazione, Il suo ruolo varia da servo a oste, a menestrello oppure a padre di famiglia. Un elemento che lo contraddistingue è il mandolino che porta sempre con sé.

Tartaglia e Scaramuccia
Scaramuccia ha origine anch’essa dalla Commedia dell’Arte. Nata a Napoli con il nome di Scaramuzza, solo nel Settecento il termine venne modificato nel toscano Scaramuccia. La maschera indossa una giubba corta a righe di colore nero e grigio scuro, un colletto bianco in pizzo alla Stuarda, un mantello nero e calzoni a metà ginocchio. Ha un basco nero e sul una maschera nera. Il personaggio è uno spaccone, un vanitoso e scansafatiche.
Una delle maschere di Carnevale tradizionali del Sud e rappresentativa del Carnevale di Sarno, in provincia di Salerno, è Alesio. Il personaggio ha il viso dipinto di giallo e celeste. Il giallo simboleggia la morte, mentre il celeste l’infinito e la vita. Alesio viene rappresentato da un fantoccio processato e condannato a morte.
Lo Squacqualacchiun (letteralmente, persona trasandata) è una maschera tradizionale del Carnevale di Teora, nell’avellinese. Ogni anno, in concomitanza con i festeggiamenti di Sant’Antonio Abate, un gruppo di Squacqualacchiun vaga per i quartieri del paese con dei bastoni e suonando campanacci per annunciare ai concittadini l’inizio del Carnevale.
I festeggiamenti del Carnevale in Molise sono caratterizzati da riti antichi e maschere tradizionali che attirano ogni anno moltissimi visitatori. Eccone alcune fra le più famose e originali.
Il Diavolo, maschera tipica di Tufara in provincia di Campobasso, è una più inquietanti del Sud. Il diavolo è un uomo che porta una maschera maschera nera in cuoio lucido e vestito con sette pelli di capra. Si presume che anticamente simboleggiasse Dioniso, dio dell’ebbrezza, delle metamorfosi, della natura feconda e della sfrenatezza.

Il Diavolo maschera di Carnevale tipica del Molise
Fra le tradizioni tramandate e riscoperte a Castelnuovo a Volturno, in provincia di Isernia, vi è anche quella dell’uomo-cervo e della donna-cervo. L’ultima domenica di Carnevale, al calar della sera, dalle montagne al centro della piazza arriva l’uomo-cervo in compagnia della donna-cervo. Entrambi sono vestiti con pelli di capra, hanno mani e volto dipinti di nero, grandi corna di cervo sul capo e campanacci attorno al corpo.

L’uomo-cervo
A Jelsi, in provincia di Campobasso, la maschera antropomorfa della tradizione più antica è l’uomo-orso che, durante i festeggiamenti, si scatena in balli e danze mentre viene minacciato e percosso con un bastone. Il rito prende il nome di Ballata dell’Uomo Orso, in dialetto “U’ Ball dell’Urz”, e simboleggia il passaggio tra due stagioni, segnando la fine dell’inverno.
In Puglia, il Carnevale viene celebrato in moltissime località con sfilate di carri allegorici e cortei di maschere. Ecco le principali maschere pugliesi.
La maschera di Farinella è tipica del Carnevale di Putignano (Bari) ma è famosa in tutta la regione. Ha l’aspetto che, per certi versi, ricorda un giullare o un jolly. Indossa, infatti, un abito con toppe variopinte e un cappello a due punte, ciascuna con un sonaglio.

Farinella, tipica maschera pugliese
Lu Pagghiuse e Gibergallo sono le maschere ufficiali del Carnevale di Massafra, in provincia di Taranto. Lu Pagghiuse può essere considerato un giullare o un menestrello, porta la bisaccia e uno strumento musicale legato alla tradizione contadina, il “cupa-cupa”. La maschera simboleggia la passionalità. Gibergallo, truccato come un clown, indossa un frac bianco e nero con una maglia a strisce rosse e gialle e, al guinzaglio, porta un gallo.
A Gallipoli, in provincia di Lecce, la maschera ufficiale del Carnevale è Lu Titoru che vuol dire Teodoro. Secondo una leggenda, il giovane di Gallipoli chiese alla madre di preparare delle polpette, ma la sua voracità lo uccise. La scena viene rappresentata da Titoru morto e dalla madre “Chiangimorti” che, come il nome stesso suggerisce, piange il figlio insieme ad altri giovani.
A Corato, Bari, ci sono U’ Panzòne, la Vecchiaredd e U’ Scerìff. U’ Panzòne rappresenta la falsa generosità e la ricchezza troppo ostentata, mentre la Vecchiaredd è la vedova di Carnevale. U’ Sceriff, invece, è una maschera che ha origine negli anni Cinquanta-Sessanta, ispirata ai film western e alla cinematografia tipica hollywoodiana.

U’ Panzòne e la Vecchiaredd
Lu Casaranazzu è la maschera del Carnevale di Casarano, in provincia di Lecce. Il personaggio è un giullare con una camicia blu, larghi pantaloni rossi e porta alla vita una cintura dalla quale pende una scarpa che simboleggia la vocazione manifatturiera dei numerosi calzaturifici della località.
Per un viaggio davvero completo, leggi anche i nostri articoli sulle Maschere di Carnevale tradizionali del Nord, del Sud e delle Isole, i Carnevale più famosi d’Italia e sui dolci tipici di questo periodo.
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