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In Sardegna questa festività si celebra in maniera diversa dal resto delle regioni italiane. Qui, si sfoggiano le maschere di Carnevale più particolari e suggestive dell’intera Penisola. Le manifestazioni nelle varie località evocano riti ancestrali, intrisi di magia e mistero che si rifanno alla tradizione agropastorale.
Ogni zona della Sardegna è caratterizzata da più maschere in cui si fondono sacro e profano, frutto di credenze, usi e costumi locali.
Le sfilate, con carri e travestimenti, hanno sempre come protagonisti figure antropomorfe o animali che testimoniano il legame intrinseco e indissolubile tra uomo e Natura. Scopriamo quali sono le maschere tradizionali del Carnevale sardo.
Queste due maschere sono tipiche del Carnevale di Mamoiada, in provincia di Nuoro, ma in realtà sono famose in tutta la Sardegna e, per questo, vengono rappresentate nei carnevali delle varie località sarde. Le maschere incarnano al meglio l’aria di mistero, magia e caos primordiale, caratteristiche peculiari dei loro balli scatenati e ricchi di sensualità ed energia.

Mamuthones sardi
I Mamuthones sfilano in gruppi da dodici con il viso coperto da una maschera nera di legno, indossano una pelle di pecora scura e, sulla schiena, portano pesanti campanacci che fanno suonare tramite movimenti ritmici e sincronizzati.
Gli Issohadores indossano, invece, una maschera bianca, un corpetto rosso, camicia e pantaloni bianchi, uno scialletto, una cintura con campanellini in bronzo, scarponi in pelle e sul capo portano una berritta, tipico copricapo in panno nero o lana scura.
Tipica maschera di Carnevale di Orani, piccolo paesino in provincia di Nuoro, Su Bundu indossa l’abbigliamento tradizionale del contadino. Cappotto ampio con cappuccio, camicia, gilet e pantaloni di velluto, arricchiti da gambali di cuoio, sono i capi che si rifanno fedelmente alla vita campestre.
Sul viso ha una maschera rosso porpora in sughero sormontata da lunghe corna, naso grosso e appuntito, con baffi e pizzo finti, bianchi o in sughero.

Carnevale di Orani, in provincia di Nuoro, maschera Su Bundu
Traicogghju, Réula e Linzolu cupaltatu sono maschere tipiche del Carnevale di Pausania che si svolge con canti e balli in costume lungo le vie del centro. Lu Traicogghju ha sembianze animalesche e demoniache, la Réula è la schiera dei morti e su Linzolu Cupaltatu è una figura femminile coperta totalmente da un lenzuolo e, quindi, irriconoscibile.
Urthos e Buttudos sono due maschere di Carnevale della tradizione di Fonni, località nuorese della Barbagia, e rappresentano la lotta quotidiana dell’uomo contro gli elementi naturali.
Gli urthos indossano pelli di montone bianco o nero, hanno un campanaccio al collo e la faccia annerita dal sughero carbonizzato. I buttudos indossano abiti di velluto, scarponi e gambali di cuoio e portano i campanacci sulle spalle.
S’Urtzu e Sos Colonganos sono maschere di Carnevale folkloristiche di Austis, comune della provincia di Nuoro. S’Urtzu richiama la figura dell’orso, porta un costume in pelle di cinghiale e nel carnevale è la vittima sacrificale del rito. Sos Colonganos sul capo hanno porta pelli di volpe o di martora, ma soprattutto ossa di animali di vario genere.

Sos Corriolos, maschera del Carnevale di Neoneli, in provincia di Oristano
Sos Corriolos sono personaggi del Carnevale di Neoneli, in provincia di Oristano, caratterizzati dal volto dipinto di nero e il copricapo in sughero, dotato di maestose corna di daino o cervo. La maschera indossa pelli di pecora o capra e porta ossa di animale che, durante i movimenti, creano un rumoroso tintinnio.
Ad Aidomaggiore, piccolo comune in provincia di Oristano, la maschera tradizionale del Carnevale è detta Maschera a lenzolu poiché è ricoperta dalla testa ai piedi con un lenzuolo bianco e ha due fori per far intravedere gli occhi.
A Sarule, in provincia di Nuoro, la maschera di Carnevale tipica femminile è sa Maschera a Gattu che indossa le due gonne al rovescio, una di colore bianco simboleggiante la nascita e un velo nero sul viso che rappresenta la morte. Il costume è arricchita da una fascia rossa sul capo che rappresenta il matrimonio.

Maschera di Carnevale tipica femminile “a Gattu”
Protagonisti del Carnevale di Ottana, in provincia di Nuoro, Boes, Merdùles e sa Filonzana sono maschere tradizionali dell’affascinante festa che si svolge in questa bellissima località sarda.
I Boes, letteralmente i buoi, indossano una maschera taurina decorata con svariati ornamenti, vestono pelli di pecora e portano sulla schiena un fitto grappolo di campanacci.

Boes e Merdùles, tipiche maschere della provincia di Nuoro – foto Associazione Culturale “Boes e Merdules”
Su Merdule altro non è che il guardiano che cerca di tenere a bada e richiamare i boes con un bastone (Su Matzuccu) e una sorta di cinghia di cuoio (Sa Soca). Oltre a questi accessori tipici del pastore, Su merdule indossa generalmente pelli di pecora bianca o nera, meno comune. Il suo volto è coperto da una maschera dalla bocca grande e ghigno inquietante di uomo anziano, dall’aspetto poco gradevole e alquanto deforme.
Nei cortei sa Filonzana è una maschera che si ispira alla mitologia greca e romana. Rievoca, infatti, la figura delle Parche o Moire. Angosciante è il suo ruolo durante i cortei, non solo per le sue fattezze. Nonostante sia un personaggio femminile, si tratta di un uomo travestito da donna anziana claudicante e gobba, vestita completamente di nero.

Sa Filonzana, la filatrice
Simbolico è il suo atto di filare la lana: il filo simboleggia la vita e lei non aspetta altro che tagliarlo per indicare la morte chiunque non le offra da bere. I boes, invece, ai quali intima di morire, cadono fingendosi morti per qualche minuto e, subito dopo, si rimettono in piedi e continuano a sfilare. Queste scene, cariche di simbologia, rappresentano le due fasi dell’esistenza umana a cui non è possibile sottrarsi: la vita e la morte.
Personaggio emblematico della Sartiglia di Oristano, Su Componidori raffigura un semidio dalle sembianze androgine delineate su una maschera di terracotta. Indossa un cilindro nero, una camicia candida, calzari in pelle e un velo bianco che copre il capo fino alle spalle.

Su Componidori, maschera tipica di Sartiglia di Oristano
Tra le maschere di Carnevale quella tipica di Ulassai, in Ogliastra, è Su Maimulu: questa ha sembianze animalesche, è ricoperta di pelli di capra nera e ha un copricapo di pelle scura. Il nome Maimulu deriva dal termine Maimone che era l’antica divinità mitologica sarda legata al culto dell’acqua e della pioggia, invocata da pastori e contadini.
Sos Tumbarinos sono maschere di Carnevale che fanno parte della tradizione di Gavoi, cittadina del nuorese nella centrale Barbagia. Animano le strade suonando all’impazzata dei tamburi realizzati con pelli di pecora. La caratteristica di questo Carnevale è proprio quella di essere incentrata sul ritmo dei tamburi a cui si affiancano anche triangoli e zufoli di canna.

Mamutzones, maschera tipica di Samugheo
Maschere di Carnevale tipiche di Samugheo, paese della provincia di Oristano, i Mamutzones rappresentano i seguaci di Dioniso, si vestono con pelli e nascondono il volto con un copricapo di sughero munito di corna.
Si tratta di una delle maschere di Carnevale zoomorfe tipiche di Laconi, comune in provincia di Oristano, dove la sfilata prende il nome di Segaripezza. Il termine Su Corongiaiu trae origine dall’antico rione di Corongiu. Il personaggio si contraddistingue da una maschera cilindrica sormontata da grandi corna di capra, pantaloni di velluto, cappotto di lana di pecora bianca o nera e tracolla con una quindicina di sonagli.
Cambas de linna, che in italiano vuol dire gamba di legno, è il nome della maschera tradizionale di Guspini, comune del Medio Campidano. Caratterizzata dall’uso di trampoli, che possono essere alti anche un metro e dieci, la maschera indossa un abito di juta e un drappo rosso attorno al capo alla vita.

Cambas de linna (gambe di legno) maschera tradizionale di Guspini
Anche in Sicilia il Carnevale porta maschere tradizionali che rispecchiano il territorio e la cultura in cui sono nate. Eccone alcune tra le più rappresentative.
La maschera di Carnevale tradizionale più caratteristica della Sicilia è Beppe Nappa, noto anche come Peppe Nappa, che si diffuse intorno alla metà del XVI secolo con la Commedia dell’Arte. Peppe Nappa è un servo pigro, beffardo e sciocco, abile nel saltare e danzare ma è anche un combinaguai.
La città che celebra questa maschera è Sciacca, in provincia di Agrigento, che la propone ogni anno durante il Carnevale. Il suo carro viene bruciato l’ultimo giorno di festeggiamenti.

Beppe Nappa, machera tradizionale di Sciacca
Abbattazzu è una maschera antica tipica del catanese, per la precisione in uso dal 1667 ad Acireale. Era chiamata anche Pueta Minutizzu perché aveva l’abitudine di recitare poesie maliziose e grottesche. Pare che la sua satira non risparmiasse i potenti e, in modo particolare, l’Abate-Vescovo di Catania, Monsignor Michelangelo Bonadies.
Anche Pasquino, maschera del teatro dialettale siciliano, rappresenta un servo sciocco e pigro, piuttosto comico nel parlare e nel muoversi. Il personaggio venne interpretato dal famoso attore Giovanni Grasso.
A Cattafi, in provincia di Messina, ancora oggi sopravvive la tradizione della maschera detta U Scacciuni che ha origini turche e risale al 1544. La storia narra che i turchi, capitanati da Hjerdiss Barbarossa, giunsero sul monte Makkarrùna sulla cui cima sorgeva la città di Santa Lucia del Mela.

U Scacciuni, maschera tipica del carnevale di Cattafi
Un gruppo di contadini riuscì a cacciarli con gli strumenti di lavoro, aiutati dal barone Balsamo di Cattafi e dai soldati a cavallo. Per questo motivo, U Scacciuni è tra le maschere di Carnevale emblema dell’uomo coraggioso e audace.
Maschera comica siciliana, Giufà è un personaggio di cui parla tanto il noto studioso Giuseppe Pitrè nei suoi racconti. Credulone e privo di furbizia, preda facile di tanti truffatori, la sua comparsa nella tradizione scritta siciliana risale all’incirca a metà Ottocento. Eroe e antieroe di innumerevoli storie ambientate nel bacino del Mediterraneo, è una maschera popolare tramandata di generazione in generazione.
Il Nannu è una maschera caratteristica di Cinisi, in provincia di Palermo e, ogni anno, non manca nelle sfilate del Carnevale animate da spettacoli e danze. La figura viene rappresentata con un fantoccio imbottito di paglia, basso di statura e vecchietto, con indosso abiti da notabile e un viso allegro.

Nannu, maschera caratteristica di Cinisi
A Modica, patria del cioccolato, la maschera che racchiude i valori culturali, sociali e la tradizione del territorio è la Vecchia di li Fusa. Il personaggio ha la gonna sgualcita, un mantello annodato al collo, un velo sulla testa e rappresenta la morte del Carnevale.
Per un viaggio davvero completo, leggi anche i nostri articoli sulle Maschere di Carnevale tradizionali del Nord, del Centro, del Sud, i Carnevali più famosi d’Italia e sui dolci tipici di questo periodo.
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