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Tra Settecento e Ottocento, il Grand Tour era un viaggio iniziatico per giovani aristocratici europei. Un percorso di scoperta che attraversava il Continente, con l’Italia come meta privilegiata. Un’esperienza formativa che arricchiva mente e spirito, forgiando le future élite europee. Oggi, il fascino del Grand Tour rivivere con lo stesso desiderio di scoperta e crescita.
Quando il concetto di “turismo” iniziò ad affacciarsi in Europa, nel XVIII secolo, lo fece nella forma di un itinerario chiamato Gran Tour, un’esperienza destinata ai rampolli delle nobili famiglie che apprendevano la cultura, l’arte e le lingue, dedicando un anno o più tra le maggiori capitali del Continente per completare la loro formazione.
L’espressione “Grand Tour” venne utilizzata per la prima volta in Inghilterra per descrivere letteralmente “un grande giro”, sia per i chilometri percorsi che per la grandiosità delle sue tappe.
Sono innumerevoli le testimonianze di artisti, intellettuali e scrittori che hanno compiuto questo itinerario e che hanno raccolto le loro riflessioni in testi memorabili. Tra questi, impossibile non citare il “Viaggio in Italia” di Johann Wolfgang von Goethe, in cui l’autore tedesco racconta delle bellezze che ha potuto osservare a Roma, in Sicilia, a Napoli, Verona e Venezia, e delle considerazioni che questi luoghi gli suggerivano. Come lui Montaingne, Stendhal e molti altri sono rimasti affascinati dai paesaggi e dalla cultura del Bel Paese che infatti era, insieme alla Francia, la meta più gettonata del Grand Tour.

Goethe nella campagna Romana, quadro di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein.
Tuttavia, oltre ai loro preziosissimi scritti, questi intellettuali dall’animo romantico hanno lasciato anche altre testimonianze del loro passaggio: ad esempio, a ricordo del soggiorno di Lord Byron nelle Cinque Terre e delle sue titaniche imprese da nuotatore, proprio lungo le coste liguri una grotta è stata intitolata in suo onore. Oppure a Roma si può visitare, ancora oggi, a Piazza di Spagna la casa in cui soggiornarono i poeti inglesi Keats e Shelly.
L’itinerario del Grand Tour si snodava tra paesaggi pittoreschi, opere di artisti già famosi in tutto il Continente e gli antichi resti delle civiltà greca e romana, tutti elementi di grande fascino per i turisti stranieri cresciuti con il mito della classicità.

Ponte Vecchio a Firenze. © Sara Giannessi
Il fascino dell’itinerario del Grand Tour non è mai venuto meno: le tappe storiche sono rimaste mete ambite per i turisti di tutto il mondo, desiderosi di scoprire la cultura e la bellezza dell’Italia. Ecco le città principali da visitare in un viaggio che ripercorra l’itinerario del Grand Tour.
Sicuramente le città più iconiche del Bel Paese, che costituiscono oggi come secoli or sono una tappa obbligatoria, sono Roma, Firenze e Venezia. Ognuna di esse ha una storia e delle caratteristiche architettoniche che le rendono uniche e apprezzate in tutto il mondo. Roma con tutte le sue meraviglie che vanno dall’antichità alle più recenti testimonianze artistiche e culturali o, Firenze, culla del Rinascimento, e ancora Venezia, la Serenissima, con i suoi affascinanti palazzi affacciati direttamente sui canali. È dunque impossibile racchiudere in poche righe la magnificenza e lo splendore che ognuno di questi luoghi cela come in un prezioso scrigno.

I tetti di Roma visti dal Giardino degli Aranci. © Sara Giannessi
Non da meno sono le altre città italiane – che in passato e ancora oggi – sono meta imprescindibile dell’itinerario del Grand Tour. Grandi capoluoghi come Napoli, Milano, Torino, Genova e Palermo. Oppure destinazioni iconiche in cui la visita ruota principalmente intorno alle attrazioni più rinomate, come la statua di Giulietta a Verona o la Torre Pendente a Pisa, la Torre degli Asinelli e i portici di Bologna.

Piazza del Plebiscito a Napoli. © Sara Giannessi
In Italia, persino il più minuscolo borgo possiede un’identità unica che racconta la storia e la cultura del suo territorio. Ogni città ha un volto con le proprie caratteristiche che lo rendono diverso da qualsiasi altro, come cantava De Gregori nella sua “Viaggi e Miraggi”.
E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali
O a Milano con i suoi sarti ed i suoi giornali
O a Venezia che sogna e si bagna sui suoi canali
O a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali
E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali
Oppure a Modena coi suoi motori fenomenali
Per visitare i luoghi dall’atmosfera tipicamente italiana, però, non bisogna per forza recarsi in grandi città: nell’itinerario del Grand Tour si possono – e forse si devono – inserire anche i piccoli borghi o i siti archeologici che conservano ancora oggi la traccia di un passato che ha segnato la cultura e l’identità della Penisola.
Basti pensare all’area archeologica di Pompei, un luogo unico al mondo, che non smette di stupire i visitatori da ogni dove con le sue continue scoperte, i suoi affreschi perfettamente conservati, le testimonianze storiche della civiltà romana, rimaste cristallizzate nel tempo.

Gli affreschi con il famoso rosso pompeiano. © Sara Giannessi
O ancora la Valle dei Templi in Sicilia, antico lascito della colonizzazione greca e ancora oggi straordinaria scenografia per manifestazioni culturali.
Imperdibili anche le Cinque Terre in Liguria: Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso, con le loro case colorate che digrandano verso il mare cristallino della Riviera Ligure; oppure i pittoreschi borghi della Toscana: Volterra, Montefiascone, Montepulciano, circondati da campagne verdi e immensi vigneti.

Vista su Vernazza, uno dei paesini delle Cinque Terre. © Sara Giannessi
Inoltre, organizzare l’itinerario del Grand Tour oggi vuol dire anche scoprire le ricchezze enogastronomiche dei territori, visto che l’esperienza culinaria è un elemento imprescindibile del patrimonio italiano.
Pensare di percorrere le tappe di un itinerario del Grand Tour, si inserisce in un nuovo modo di viaggiare, meno “usa e getta” rispetto al turismo di massa che ha spopolato nei decenni scorsi. Sempre più viaggiatori scelgono, infatti, come filosofia lo Slow Travel, un turismo lento non solo in termini temporali, ma anche di consapevolezza e voglia di conoscere la quotidianità di un luogo.
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