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Celeste Anghiari

Una passeggiata tra i Portici di Bologna, Patrimonio UNESCO

  • 2 anni fa
  • Lettura in

5 min

Camminare per una città a volte significare passeggiare, senza rendersene conto, in un sito UNESCO, come è nel caso dei portici di Bologna. Un patrimonio mondiale da tutelare e godere, che comprende 12 portici e le circostanti aree edificate, realizzato tra il XII secolo ed oggi.

Indice dei contenuti

I Portici di Bologna, Patrimonio UNESCO, sono quello che si definisce sito seriale, ossia costituito da una serie di beni tra loro omogenei che si trovano in un medesimo luogo, una città – come in questo caso – o finanche un Paese. I siti seriali hanno una straordinaria importanza perché concorrono alla ricostruzione delle vicende storiche e culturali di un preciso contesto, tanto da essere fondamentali per l’Umanità. E, dunque, perché dovresti proprio visitare i portici di Bologna?

I portici: il salotto della città

Se non sei mai stato nel capoluogo dell’Emilia-Romagna, non hai avuto la fortuna di scoprire che, in fondo, questi costituiscono un vero e proprio salotto cittadino: qui accadono cose, si incontrano persone, si consumano amori e si pratica il pettegolezzo. Qui, nascono canzoni e ci si ripara dal freddo, in inverno, e dal caldo sole durante l’estate.

E fin qui siamo all’aspetto emotivo e relazionale che voglio raccontarti perché innanzitutto sono le relazioni umane a costruire un luogo e il suo clima. Ma in questo caso, tale aspetto costituisce la natura stessa dei portici e il loro valore tipico, in quanto sono spazi privati di uso pubblico. I portici, infatti, sono parte delle case che diventano città, e lo si può ben intendere dalle pavimentazioni diverse tra loro, in quanto prolungamento dei pavimenti delle rispettive abitazioni.

Portici di Bologna Patrimonio Unesco Via Farini Palazzo Carisbo

Via Farini Palazzo Carisbo © LINKS Foundation Author: Silvia Summa

I Portici di Bologna al cinema

Per iniziare a comprendere l’atmosfera dei portici, ti consiglio di guardare alcuni film che ben raccontano l’anima di Bologna e la sua “vita porticata”. Personalmente, prima di partire per un viaggio, ho piacere di leggere alcuni libri sui posti che visiterò o vedere alcuni film. In questo caso, desidero segnalarti quelli del regista Pupi Avati a cui aggiungere le canzoni di Lucio Dalla.

Entrambi figli di questa città, le due grandi personalità bolognesi sono state capaci di coglierne l’essenza e di rimandarla a noi attraverso l’arte cinematografica e cantautoriale. Potresti vedere per esempioLa quattordicesima domenica”, tra le produzioni più recenti del regista che – nel presentarlo alla stampa – lo ha definito “un film di amore, tradimenti e portici”.

Gli amici del Bar Margherita” è un altro dei suoi film da godere, in particolare, per il modo con cui evidenzia la connessione tra gli ambienti chiusi (le case, i negozi, i bar..) e la città. Il Bar Margherita – realmente esistente sotto i portici di via Saragozza – era la veduta di Pupi Avati dall’affaccio della sua finestra da ragazzo. Non è casuale, dunque, che il regista sia stato tra i firmatari e i grandi sostenitori della candidatura dei portici a Patrimonio dell’Umanità.

Portici di Bologna Patrimonio Unesco View of the main entrance of the MAMbo

View of the main entrance of the MAMbo © LINKS Foundation Author: Martina Ramella

I Portici di Bologna, Patrimonio UNESCO

I portici di Bologna si estendono per molti chilometri, ma non tutti rientrano nel Patrimonio UNESCO. In effetti “soltanto” 12 sono i tratti che formano il sito seriale protetto: il portico devozionale di San Luca, la strada porticata di Santa Caterina, piazza Santo Stefano, i portici del Baraccano, il portico della Certosa, i portici accademici di via Zamboni, la strada porticata di Galliera, i portici commerciali del Pavaglione e piazza Maggiore, i portici trionfali di Strada Maggiore, l’edificio porticato del Mambo, i portici di piazza Cavour e via Farini, l’edificio porticato del quartiere Barca.

I primi portici furono costruiti nell’Alto Medioevo e le ultime costruzioni arrivano fino ai giorni nostri. Nel ‘900, infatti, alcuni portici tradizionali a volta sono stati sostituiti con l’uso del cemento che ha lasciato emergere nuove soluzioni architettoniche assai interessanti, specie se lette in relazione agli antichi portici ancora esistenti come, ad esempio, nel caso del porticato di Barca.

I portici: un antico abuso condonato

Non tutti sanno che c’è una storia anomala dietro la nascita di queste architetture tanto preziose per l’Umanità. In fondo, si potrebbe dire che erano degli abusi edilizi. Si tratta dei prolungamenti delle case private sovrastanti che avevano l’obiettivo di isolare l’ingresso dai liquami e la sporcizia delle strade e, al tempo stesso, di riparare dal sole e dal freddo le stesse entrate.

I primi portici erano fatti in legno, ma a partire dalla seconda metà del ‘500 furono costruiti in laterizio o in pietra, a seguito di un decreto emesso dal governatore pontificio Monsignor Giovanni Battista Doria e dal Gonfaloniere Camillo Paleotti. Alcuni portici in legno, nonostante il tempo e le intemperie, ancora resistono.

Portici di Bologna patrimonio Unesco Piazza Cavour. Palazzo della Banca d’Italia

Piazza Cavour. Palazzo della Banca d’Italia © Giorgio Bianchi – Comune di Bologna Author: Giorgio Bianchi

Con i secoli, il numero dei portici è aumentato di pari passo alla crescente estensione cittadina, dato che molti arrivavano in città dalle campagne, ma soprattutto l’Università (la più antica del mondo) richiamava a Bologna tanti studenti e professori. Perciò, l’aumento esponenziale della popolazione è una concausa significativa della crescita dei portici, perché, nel XIII secolo, un bando del Comune impose che tutte le nuove abitazioni ne contemplassero la costruzione.

Ugualmente, il Comune impose che le case sprovviste li aggiungessero. E, così, iniziò la regolamentazione dell’abuso edilizio originario: furono indicati i termini di larghezza e altezza minimi e massimi e ne fu disciplinata la manutenzione che spettava ai proprietari. Una curiosità: era previsto il transito di uomini a cavallo sotto i portici e, dunque, l’altezza doveva essere proporzionata alle relative esigenze.

Se parliamo di misure, devo necessariamente citare i 62 km che formano il sito seriale dei portici e indicare anche due record importanti: il portico più lungo al mondo – quello di San Luca, che consta di 3.796 metri e 666 arcate – e il portico più stretto che è in via Senzanome, in zona Saragozza.

La serie di portici targati UNESCO esprimono tipologie architettoniche e funzionali tra loro diverse, da abitazioni aristocratiche a quelle operaie, dai portici di puro passeggio a quelli per le attività mercantili.

Portici di Bologna Patrimonio Unesco Piazza Santo Stefano. Palazzo Salina-Amorini-Bolognini

Piazza Santo Stefano. Palazzo Salina-Amorini-Bolognini © Giorgio Bianchi – Comune di Bologna Author: Giorgio Bianchi

Bologna Portici Festival

Ulteriore testimonianza della fondamentale importanza dei portici nella vita bolognese è l’istituzione del Bologna Portici Festival, voluto dal Comune stesso. La prima edizione risale al 2023 per celebrare il connubio tra il Patrimonio UNESCO e la creatività contemporanea, attraverso interventi site specific e la proposta di arti antiche ancora vive. Tra concerti, arti visive e laboratori, il festival diffuso si sviluppa coerentemente con la natura sociale dei portici.

Insomma, se vai a Bologna, prova a visitarla seguendo questi 62 km, hai tutto a disposizione: puoi mangiare sotto i portici, puoi vedere architetture antiche e contemporanee come l’arte custodita nel museo MAMBO che è proprio in un edificio porticato protetto dall’UNESCO e, tra maggio e giugno, puoi pure fermarti la sera per il Festival. Controlla le date sul sito ufficiale dell’evento e via!

Scheda

SCHEDA PORTICI DI BOLOGNA

Ubicazione geografica: Bologna (Emilia-Romagna)

Anno di iscrizione: 2021

Tipologia: sito culturale

Criteri selezione Unesco: n. IV 

(iv) costituisce un esempio straordinario di una tipologia di edificio, di un complesso architettonico o tecnologico o di un paesaggio esemplificativo di una o più fasi fondamentali della storia dell’umanità

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