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Se in Italia c’è una regione che incarna appieno il senso del godersi la vita, è l’Emilia Romagna, terra di imprenditori e grandi lavoratori che al tempo stesso hanno in sé la cultura del buon vivere, della cordialità e ospitalità, del divertimento e della condivisione del buon cibo. Ecco un itinerario gastronomico con alcuni dei prodotti tipici di questa splendida regione.
Immaginare un unico itinerario gastronomico dell’Emilia-Romagna è decisamente complicato, non solo per la vastità del territorio ma anche per la varietà dei prodotti che offre. Vi proponiamo, dunque, un’ipotesi di attraversamento della regione, seguendo alcune golosità e curiosità, ma – vi avvisiamo – oltre quello che vi stiamo per proporre c’è molto, molto di più!
Personalmente sono una fanatica dei viaggi in auto: scegli tu dove fermarti, a quale velocità andare (sempre nel rispetto dei limiti imposti dal codice stradale, mi raccomando!) e quali strade percorrere. Certo, la scelta dell’itinerario gastronomico dipende molto dal punto dal quale si parte, perciò, in questo caso, immaginiamo di iniziare dalla costa, dalla Riviera Romagnola.

Il classico bombolone romagnolo, foto da Confartigianato Cesena
Storicamente famosa per la sua attività ricettiva, la costa romagnola offre, fin da inizio Novecento, stabilimenti balneari super attrezzati, divertimento notturno per giovani e meno giovani, discoteche e balere (tipici locali per balli popolari dove suonano le orchestre di liscio), trattorie e alberghi a conduzione familiare e cucina casalinga.
A Rimini sono cresciute intere generazioni di vacanzieri, dagli anni Cinquanta, oltre agli italiani, arrivano turisti dall’Est Europa, dai Paesi nordici e dalla Germania. Qui, prima di andare al mare, a colazione si mangia il bombolone, pasta dolce morbida e fritta, ripiena di crema e ricoperta di zucchero semolato. Ecco, quando sei in Romagna, non puoi perderti il bombolone caldo. Non sarà leggero ma è di una bontà insuperabile.
Sì, è vero, anche i forni e le pasticcerie della Toscana e del Lazio lo preparano (a Roma si chiama bomba), ma il bombolone caldo della Romagna… Ecco, non è Rimini senza questo dolce!
Dopo la colazione vuoi già pensare al pranzo? Allora, per star leggeri, assaggiate la piadina, tipica dell’enogastronomia in Emilia Romagna.

La piadina romagnola
La piadina si fa in tutta la Romagna, nel nostro caso andiamo verso Cesena, per gustare la versione un po’ più soffice e spessa rispetto alla riminese.
Ma di cosa si tratta? È una focaccia circolare bassa, come un disco, fatta di acqua, farina, strutto, un pizzico di sale e altrettanto lievito o bicarbonato. Già consumata nel XIV secolo, nel 2014 ha ottenuto il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta).
Ma come si mangia questo pane? Il condimento suo proprio è il ripieno di squacquerone (formaggio cremoso tipico della zona), rucola e prosciutto crudo: appena cotta la focaccia si ricopre e si piega a metà. Negli anni, si sono moltiplicate le varianti di farcitura; però, una bella piadina tradizionale dell’enogastronomia in Emilia-Romagna è quello che ci vuole!
Certo, se viaggiate in due, vi suggeriamo di ordinare una piadina e un crescione, stesso impasto ma col ripieno messo in cottura. In questo caso, può essere il classico pomodoro e mozzarella o, meglio ancora, vi suggeriamo la versione con bieta ripassata. Una bontà da leccarsi i baffi!
Rimontate in auto perché con meno di due ore di automobile si arriva a Bologna, imperdibile in un itinerario gastronomico e culturale. Dopo una giornata trascorsa a passeggiare sotto i portici e a visitare i monumenti, tra cui la Torre degli Asinelli, cenare in una trattoria significa vivere appieno la città.
A questo punto è difficile scegliere un solo piatto da consigliare, infatti Bologna è famosa per la sua cucina succulenta, ricordata anche nel modo in cui viene abitualmente chiamata la città: la Dotta, la Rossa, la Grassa, per via dell’Università più antica al mondo, per il colore dei suoi tetti e – in ultimo – proprio per la gastronomia goduriosa.
Chi pensa a Bologna. pensa subito a tortellini e tagliatelle al ragù, ma io vi invito ad assaggiare il bollito. D’altronde, dopo i carboidrati a colazione e a pranzo, a cena un po’ di buone proteine bilanciano la dieta!
In particolare, c’è un ristorante un po’ vecchio stile – perché mantiene l’arredo e l’atmosfera della sua apertura negli anni Cinquanta – che offre un bollito al carrello meraviglioso. Da Bertino il Gran Bollito alla bolognese si serve come da tradizione: il cameriere arriva con un carrello che presenta la selezione di carni direttamente nel bollente brodo di cottura.

Bollito al carrello foto © Ristorante Bertino a Bologna
Accanto a queste, sono proposte le mostarde e le salse di accompagnamento (come la salsa verde al prezzemolo) e alcune verdurine, quali carote e patate bollite, cipolline in agrodolce e fagioli bianchi in umido. Le carni del bollito sono di manzo, vitello e maiale; in particolare, del primo si offre la spalla, la punta di petto o il doppione, del vitello si prepara la testina, la lingua e lo zampetto, mentre del maiale – di cui, si dice, non si butta via niente – si propone il cotechino o lo zampone. Il tutto innaffiato da un vino rosso tipico dell’enogastronomia in Emilia-Romagna: il Lambrusco.
Per chiudere il pasto, suggerisco di provare la zuppa inglese che – a dispetto del nome – è un dolce tipico della zona. In realtà si prepara in molte regioni del Centro Italia e, anche se un poco passato di moda, in Emilia ancora si gusta in quanto piatto della tradizione.
Si tratta di un dolce al cucchiaio composto da strati di pan di Spagna bagnato di liquore alchermes che gli dona quell’inconfondibile colore rosa; la delizia si completa con una farcitura – tra uno strato e l’altro – di crema pasticciera e crema al cioccolato. Attenzione, in altre zone della regione potreste trovarla senza cioccolato. D’altronde si sa: paese che vai, usanza che trovi!
Trascorsa la notte, è ora di colazione. Mangiare un panino con la mortadella non è proprio leggero e non esattamente un’abitudine locale, ma come puoi essere qui e non assaggiare la mortadella nella sua patria?
Va bene, se sei più da caffè e dolcetto, devi provare la Raviola di San Giuseppe: si tratta di un biscotto secco a forma di raviolo con un ripieno di marmellata di prugne o mostarda. Generalmente, si consuma per la merenda, ma uno strappo alla regola si può sempre fare.

Le tigelle modenesi. Foto Claudio Caridi/shutterstock.com
Dopo la colazione, ti suggerisco di ripartire alla volta della vicina Modena. Il tragitto è breve, ci arrivi in meno di un’ora e il piccolo centro storico romanico merita di essere visitato. In particolare, non puoi mancare di vedere la Cattedrale, la Torre Civica e Piazza Grande, dichiarati Patrimonio mondiale dell’Umanità, protetti dall’Unesco, nel 1997.
Per la pausa pranzo, ti consiglio di prendertela comoda, un ristorante o una trattoria sono il modo migliore per affrontare la cucina modenese. Parti dall’antipasto, qui è golosissimo: gnocco fritto, tigelle, salumi e pesto modenese. Non ti fare ingannare dalle omonimie con altre pietanze. Lo gnocco a Modena è un impasto di pane, fritto, che si accompagna a salumi e insaccati vari, così come la tigella, che invece si cuoce al testo, una tipica padella per focaccie.
Il pesto modenese (anche detto cunza) è un battuto di lardo di maiale, aglio e rosmarino che si mangia con le tigelle, o crescentine. Devi provarlo!
A seguire, visto che a Bologna hai mangiato un secondo, ti suggerisco di provare i tortellini, sulla cui origine la città si contende il primato proprio con il capoluogo dell’Emilia- Romagna. Il ripieno tra Bologna e Modena cambia leggermente, così come la chiusura fatta con l’indice o col mignolo e pure la dimensione è un poco diversa. Ma insomma, lascia stare le faide e ordina il piatto delle feste: i tortellini in brodo di cappone accompagnati da un Sangiovese, vino tipico dell’enogastronomia in Emilia-Romagna.

La Torta Barozzi dal sito tortabarozzi.it
Dopo pranzo, è una buona idea muoversi verso il comune di Vignola. La cittadina medievale merita di certo una visita. Durante la stagione delle ciliegie, potresti fare merenda con questa prelibatezza dalla polpa dolce, succosa e croccante. Il frutto, più grande delle altre ciliegie, si coltiva nella provincia di Modena da secoli e si usa anche per ricette salate.
Se invece ti piace la frutta secca, allora recati alla storica Pasticceria Gollini, in centro città, e ordina la Torta Barozzi, squisitezza creata nel 1886 da Eugenio Gollini e che prende il nome da Japoco Barozzi, detto “Il Vignola”, uno dei più grandi architetti del ‘500, al servizio di Papa Giulio III a Roma. La torta è una mattonella di profumato cioccolato con mandorle e arachidi tostate, una vera e propria golosità morbida.
Per concludere il week end, due giorni alla ricerca dei sapori dell’Emilia-Romagna, ti suggeriamo Parma. La città, luogo di grandi capolavori, ti apparirà in tutta il suo discreto splendore. Ti consigliamo di fermarti a visitarla con calma, per ammirare al meglio il Complesso monumentale de la Pilotta, le architetture di Piazza Duomo e tutti i capolavori dell’arte in esso custoditi.

Il culatello di Zibello DOP
Per l’aperitivo non puoi esimerti dall’assaggiare le specialità locali. Non ci crederai, ma il parmigiano e il prosciutto (per l’appunto di Parma) qui hanno tutto un altro sapore! Ma Parma non è solo prosciutto, la zona è davvero la patria degli insaccati, tra questi è insuperabile il culatello, il salume che io preferisco in assoluto.
Il culatello di Zibello DOP (Denominazione di Origine Protetta) ha un gusto speciale, grazie al clima umido della valli nebbiose. Fatti consigliare in enoteca un buon vino da abbinare, personalmente io lo apprezzo con vino frizzante e secco, come un Fontana dei Colli di Parma o un Malvasia, sempre appartenenti all’enogastronomia in Emilia-Romagna.
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