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Splendido esempio di villa di lusso del periodo tardo-imperiale romano, la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina (in provincia di Enna, nel cuore della Sicilia) è famosa nel mondo per la qualità e la quantità dei suoi preziosi mosaici, pari ad oltre 3.000 metri quadri. Inserita dal 1997 nel Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, la villa è stata edificata nella valle del fiume Gela, alle pendici del Monte Mangone nel III- IV secolo d.C. Gran parte di questo tesoro è stato, però, portato alla luce dagli scavi iniziati nel 1950 dall’archeologo Gino Vinicio Gentili. Scopriamo la storia di questa dimora lussuosa, i restauri conservativi effettuati nel tempo e cosa vedere durante la visita.
Costruita intorno al 320-350 d.C. su una villa rustica già esistente e dotata di un impianto termale risalente al I secolo, la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina si estende su una superficie di circa 4.000 metri quadri. La dimora venne realizzata rispettando l’andamento del terreno, dal quale dipende la struttura a terrazze che si sviluppa su quattro livelli differenti.
Ancora oggi non è chiaro a chi appartenesse la lussuosa villa. Alcuni studiosi sostengono che fosse di proprietà di un esponente dell’aristocrazia senatoria, probabilmente un prefetto dell’Urbe. Altri sostengono, invece, che il proprietario fosse Massimiliano Erculeo, uno dei quattro reggenti dell’Impero nominati da Diocleziano.
Le testimonianze attestano che nel periodo arabo, che va dal X all’XI sec, la villa era abitata, e anche nel periodo normanno, fino al XII sec., ma poi venne in parte distrutta e abbandonata. Vi sono anche testimonianze sulla presenza di un nucleo rustico sorto nell’ambito della villa intorno al XV secolo, denominato Antico Casale dei Saraceni, dal quale la villa ha preso il nome.
Anche questo scomparve a causa di una valanga di fango e detriti provenienti dal Monte Mangone che coprì quasi del tutto quello che era rimasto della dimora. Tuttavia, alcuni ruderi non vennero coperti completamente tanto che, nei secoli successivi, vennero segnalati e suscitarono l’interesse da parte di archeologi ed enti istituzionali.

Resti archeologici di Villa Romana del Casale
I primi scavi risalgono al 1808, quando Robert Fagan, Console Generale del governo britannico, ottenne la concessione per esplorare il territorio dell’isola, compresa la villa del Casale. Nel 1881, anche il Comune di Piazza Armerina avviò una campagna di scavi, ma fu solo nel 1929, grazie agli scavi condotti da Paolo Orsi, all’epoca sovrintendente di Siracusa, che venne scoperto il primo mosaico, le fatiche di Ercole. A questi scavi ne seguirono altri, condotti a più riprese da Giuseppe Cultrera dal 1935 al 1939.
Tuttavia, bisogna attendere il 1950 per scoprire gran parte delle meraviglie della sfarzosa dimora, emerse sotto gli scavi diretti da Gino Vinicio Gentili. È, infatti, Gentili a portare alla luce le strutture della villa e i pavimenti musivi conosciuti in tutto il mondo. Da lì ebbe inizio un periodo di restauri in cui sono stati coinvolti numerosi professionisti, impegnati nel portare alla luce i preziosi mosaici, i pavimenti marmorei, gli affreschi e le innumerevoli meraviglie che si trovano in questa villa.
Negli anni ’70 l’architetto Franco Minissi progettò una copertura in plexiglas per proteggere la struttura che venne anche installata nel perimetro esterno, utilizzando un sistema di passerelle per ammirare dall’alto i mosaici. A seguire, alcune lastre in plastica vennero sostituite con il vetro, ma l’effetto serra aveva deteriorato mosaici e intonaci sui quali è stato necessario intervenire con ulteriori restauri. Nel corso degli anni, sono stati eseguiti ulteriori scavi che hanno permesso di far emergere un antico abitato medioevale. La villa dal 2012 è stata resa fruibile ai visitatori, ma alcune zone non sono ancora accessibili.
Considerata una delle ville antiche romane più sontuose, Villa Romana del Casale di Piazza Armerina è anche una delle dimore giunte ai nostri giorni meglio conservate, tanto da rappresentare una testimonianza concreta della vita sociale ed economica predominante nell’età romana. Suddivisa in oltre 60 ambienti, di cui ben 42 hanno pavimenti con mosaici policromi che rivestono complessivamente 3.500 metri quadrati di superficie, la villa si compone di 4 aree:
Varcato l’ingresso si accede al peristilio quadrangolare, un atrio porticato con colonne maestose dal quale si possono raggiungere i vari ambienti. Il percorso si svolge tramite un sistema sopraelevato che consente di guardare i mosaici dall’alto.

Peristilio quadrangolare di Villa Romana del Casale
Dal cortile si accede al complesso termale, una delle zone più affascinanti di questa antica villa romana. Qui si trovano il frigidarium, zona dove c’era l’acqua fredda, e il tepidarium, luogo per il bagno in acqua tiepida. Fantastico il pavimento della palestra delle terme, decorato con un mosaico raffigurante una corsa di quadriglie al Circo Massimo.
Denominato il corridoio della grande caccia, lungo 66 m e largo 5 m, è decorato interamente con innumerevoli tessere di piccole dimensioni e di vari colori che riproducono il famoso Mosaico della Grande Caccia. In una metà del corridoio sono raffigurate le catture in Asia e, nell’altra, quelle in Africa.

Corridoi di Villa Romana del Casale
Numerose sono le stanze che si aprono lungo il peristilio quadrangolare e ciascuna comprende magnifici mosaici, fra cui quello di Polifemo e Ulisse, legato alla mitologia, ma vi sono anche mosaici a tema geometrico e sportivo. I mosaici con scene amorose si trovano negli appartamenti privati, in particolare nella zona notte.
La basilica, a cui si accedeva dal corridoio della grande caccia, era utilizzata come sala di ricevimento. Il pavimento era decorato con marmi provenienti dalle regioni del Mediterraneo e le pareti erano impreziosite da mosaici in opus sectile. Anche se tutto questo ci è giunto in uno stato di conservazione di parziale degrado, si può tuttavia percepire la solennità del luogo.
Luogo probabilmente dedicato ai banchetti con personaggi importanti, il peristilio ovoidale ha pavimenti magnificamente decorati con putti che vendemmiano e pescano.
La principale attrazione della Villa Romana del Casale sono i mosaici, ritrovati in un ottimo stato di conservazione. Attribuiti ad artisti del nord Africa e realizzati con tecniche diverse, trattano svariati soggetti (corse di cavalli, scene di caccia, fauna, flora, scene mitologiche e di vita quotidiana) che hanno permesso di capire meglio la civiltà romana dell’epoca. Infatti, attraverso questi capolavori, che raffigurano luoghi e situazioni con estrema autenticità e precisione, è possibile tornare indietro nel tempo e ripercorrere la storia romana imperiale. Di seguito, alcuni dei mosaici policromi più importanti da ammirare nella villa.
È il mosaico più vasto della villa e decora il pavimento del corridoio rialzato che divide la zona pubblica da quella privata. Straordinario per lo sfarzo decorativo che lo caratterizza, riproduce scene riguardanti le battute di caccia che si tenevano nell’Impero Romano. Sfoggia dei colori brillanti e vividi ed è curato nei minimi dettagli.
Si trova in una delle stanze riservate agli ospiti, maggiormente adibita a soggiorno o sala da pranzo invernale ed è un mosaico pavimentale raffigurante episodi di caccia. In evidenza, troviamo le scene che ruotano intorno al sacrificio animale e al banchetto.
Questo straordinario mosaico si trova nelle sale dell’appartamento settentrionale della villa e raffigura Ulisse che offre del vino a Polifemo con l’intento di farlo ubriacare per poi accecarlo nel sonno e fuggire. Da notare che in questo mosaico Polifemo viene ritratto con tre occhi invece che uno, come narra la mitologia greca. Il racconto di Omero rivive in questa magnifica scena musiva tratta da una rappresentazione teatrale e ancora oggi è perfettamente conservata.
Raffigurata nel pannello centrale di un mosaico in un cubicolo della villa, in una delle stanze private dei signori, la scena di Amore e Psiche vede i due amanti mentre si stringono in un abbraccio. In questa scena, lei fa cadere la tunica e la schiena rimane scoperta.
La scena di questo spettacolare mosaico raffigura dieci giovani donne, denominate le 10 Palestrite, dedite a svolgere una gara sportiva. Le fanciulle indossano quello che viene indicato come il primo bikini della storia e rivela come all’epoca le donne praticavano diverse discipline sportive come lancio del disco, sollevamento pesi, gioco della palla. Il mosaico decora il pavimento in fondo al lungo corridoio.

Palestrite, il mosaico più celebre della Villa
La villa Romana del Casale di Piazza Armerina è aperta alle visite tutti i giorni, dal Lunedì alla Domenica con i seguenti orari:
Il costo dei biglietti per visitare la villa è il seguente:
Ogni prima domenica del mese è previsto l’ingresso gratuito per tutti. Inoltre, nel corso dell’anno l’ingresso gratuito è previsto anche in occasione di determinate ricorrenze.
Ubicazione geografica: Piazza Armerina, Enna (Sicilia)
Anno di iscrizione: 1997
Tipologia: sito culturale
Criteri selezione Unesco: n. I, II e III
(i): costituisce un autentico capolavoro del genio e della creatività umana;
(ii): testimonia un significativo scambio di valori umani, in un determinato lasso di tempo o nell’ambito di un’area culturale del mondo, in relazione agli sviluppi nel campo dell’architettura o della tecnologia, delle arti monumentali, dell’urbanistica o della pianificazione territoriale;
(iii): è la testimonianza unica e irripetibile di una tradizione culturale o di una civiltà vivente od ormai tramontata.
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