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La dieta mediterranea, patrimonio orale e immateriale UNESCO, si esprime nella cultura enogastronomica italiana come elisir di lunga vita.
Diciamoci la verità, la parola dieta scuote un po’ tutti. Lo spettro del sacrificio votato al dimagrimento sconforta o atterrisce, a meno che… a meno che non ci si trovi al sole, in un ristorante sul mare o con gli amici intorno a un tavolo in terrazza. È la formula della felicità garantita dalla dieta mediterranea.
Iniziamo con lo sdrammatizzare la parola dieta, dal greco diaita che significa stile di vita e non riguarda solo il cibo, sebbene sia proprio la qualità dei prodotti del bacino del Mar Mediterraneo, e la capacità di cucinarli in modo semplice, a garantire la salubrità e la longevità che hanno reso la Dieta Mediterranea famosa nel mondo, fino ad essere tutelata dall’UNESCO come Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità.

Alcuni prodotti della dieta mediterranea
Erano gli anni della II Guerra mondiale quando il dott. Ancel Keys – inviato in Italia con le truppe statunitensi – si rese conto della bassa incidenza delle patologie cardiache e gastrointestinali negli italiani. A conflitto terminato, dopo aver partecipato al primo Convegno sull’Alimentazione tenutosi a Roma nei primi anni ’50, decise di fermarsi per approfondire i suoi studi, colpito in particolar modo dalle informazioni raccolte tra la regione Campania e l’isola di Creta. Fece della popolazione di Nicotera, in Calabria, il suo gruppo di studio e statistica.
La conclusione fu che il benessere generalizzato trovava origine nei prodotti alimentari, nel clima e nel contesto socio-ambientale. I risultati degli studi del dott. Keys furono pubblicati nel libro Eat well and stay well (ovvero Mangiare bene e stare bene), tradotto in tutto il mondo. È così che la Dieta Mediterranea, come espressione e concetto, nacque negli Stati Uniti e si diffuse ovunque. Insomma, se pensavi che l’idea fosse italiana, sbagliavi! Così come si cade in errore nel credere che sia patrimonio tutto italiano, anche se l’Italia, in posizione naturalisticamente strategica, gode di tutti i vantaggi dei variegati frutti della natura. Oltre a ciò, senza dubbio, una cultura enogastronomica d’eccellenza consente alla cucina italiana di esprimere in toto il senso della Dieta Mediterranea.
Non esiste madre italiana che non prepari abitualmente ai suoi bambini la sogliola condita con olio, minestroni, passati di verdure e la macedonia, oltre agli spaghetti con pomodoro e basilico. Le merende dei piccoli, in anni di povertà, erano pane e pomodoro o pane e olio, nelle famiglie contadine anche una fetta di pane leggermente bagnato col vino e cosparso di zucchero: ricette gustose vicine alle famose bruschette – spezzafame o antipasti – irrorate dall’olio di oliva, alimento prezioso e già caro ai Greci e ai Fenici, ricco tra l’altro di acidi salutari e antiossidanti.

Dieta mediterranea, Bruschetta al pomodoro
Il pomodoro è l’esempio perfetto di come la varietà e la stagionalità dei prodotti siano caratteristiche fondamentali della dieta. Sebbene arrivato nel Mediterraneo con la scoperta delle Americhe, in Italia vi sono molti tipi di pomodoro, dal San Marzano al pachino, dal cuore di bue al datterino e al piennolo del Vesuvio (anche nella varietà chiara), dal costoluto allo spagnoletta, solo per citarne alcuni.
Ognuno di questi ha un gusto tutto suo e, a seconda dei piatti, è bene usare la varietà più idonea. Vi sono quelli per le passate, quelli per le insalate o quelli adatti alle pietanze cotte – come nel caso del pomodoro tondo rosso che si usa a Roma per i pomodori col riso, una ricetta semplice e golosissima da fare al forno o in tegame: pomodori svuotati e ripieni di riso condito con la polpa cruda del pomodoro stesso, olio, sale, basilico, prezzemolo e aglio, con contorno di patate.
La tradizione è proprio la custode della dieta mediterranea e costituisce la base della cultura gastronomica italiana. Un altro esempio è la pasta e fagioli, una minestra che si prepara da Nord a Sud – con alcune differenze – e che rappresenta un pasto completo e bilanciato, unendo i carboidrati dei cereali alle proteine dei legumi.

I legumi alla base della dieta mediterranea
Tutti siamo cresciuti ascoltando i nostri genitori decantare la bontà e il valore nutrizionale del pesce azzurro ricco di vitamine, minerali e Omega 3. Dunque alici, sgombro, ricciola, sardine, aringhe – tra gli altri pesci – si mangiano in purezza o cucinati in mille modi gustosissimi. Basta pensare al cuoppo (cartoccio) di pesce fritto tipico della cucina partenopea, o alla pasta con le sarde alla palermitana.
Fondamentalmente la cucina italiana coniuga bontà e salubrità, soprattutto per un fattore culturale. Il Mediterraneo è la culla delle civiltà occidentali e il punto di incontro tra Occidente e Oriente. Da secoli, il modo di cucinare raccoglie in tavola la fusione delle diverse culture di origine contadina.
Non è un caso che col boom economico degli anni Sessanta la dieta mediterranea nelle case abbia subito un duro colpo, i pasti precotti di origine estranea alla cultura locale hanno fatto il loro ingresso un poco incrinando le sane abitudini che, in ogni caso, col tempo sono state recuperate, anche grazie alle costanti raccomandazioni di medici, scienziati e centri di ricerca. E la corretta informazione gioca sempre un ruolo fondamentale, ad esempio la Fondazione Umberto Veronesi e finanche l’Arma dei Carabinieri ospitano sui loro siti degli articoli sui vantaggi della Dieta Mediterranea.

Il pesce, prodotto fondamentale della dieta mediterranea
L’olio, il pesce, le verdure e la frutta, i legumi, i cereali (preferibilmente integrali) e la poca carne, bilanciati secondo un modello preciso, sono dei veri toccasana per la salute. Lo schema piramidale che vede alla base gli alimenti da consumare ogni giorno – ossia frutta e verdura – è naturalmente vissuto dalle popolazioni del Mediterraneo. La fortuna di avere grande varietà di buoni prodotti naturali ha portato ad affidarsi totalmente alla Madre Terra e così la cultura gastronomica si fonda – particolarmente in Italia – su pochi condimenti, in modo da non coprire i sapori naturali, tanto gustosi. Un filo d’olio extravergine di oliva è preziosissimo e, viaggiando nelle diverse regioni italiane, si scopre che ve ne sono di diverse qualità e intensità. Si produce un ottimo olio di oliva in Toscana, ma anche in Umbria e in Puglia, solo per citare alcune aree. Non è un caso che esistano i sommelier dell’olio e che in Italia si incontrino spesso occasioni di degustazione.

Dieta mediterranea, Olio extravergine d’oliva
Ma la buona cucina da sola non basta! Il plus della dieta Mediterranea è la condivisione. Mangiare tutti assieme nelle famiglie in passato era un imperativo, non si metteva in tavola cibo se non fossero stati tutti seduti. Questa regola, arrivata naturalmente fino ai giorni nostri, si adotta anche fuori delle mura domestiche. Il benessere non riguarda solo il corpo in senso stretto, ma anche la mente e lo spirito e passare del tempo insieme agli amici, creare comunità, aiuta a vivere meglio. La convivialità è l’altro valore della Dieta mediterranea, importante quanto seguire la stagionalità dei prodotti, riposare e camminare. Con grande meraviglia, oggi sul web alcuni influencer statunitensi scoprono il rito della passeggiata in Italia, ma il dott. Keys già lo sapeva!
Un proverbio italiano dice: chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quello che trova! Mangiare secondo le tradizioni mediterranee significa anche rispettare l’ambiente; la dieta mediterranea si fonda sul principio del mangiare a km 0, secondo quanto promosso dall’associazione Slow Food, nata – appunto – in Italia. Km 0 significa consumare cibo fresco e carico di nutrienti, ma anche incidere meno sull’ambiente per via della riduzione del tempo di trasporto delle merci. Meno chilometri equivalgono a meno inquinamento.
Un limitato consumo di carne (particolarmente di carne rossa) implica un minor allevamento di bestiame e – come oramai sappiamo – i bovini emettono gas metano in quantità tale da essere riconosciuti come una delle maggiori fonti di inquinamento. Anche la pesca è sotto osservazione per i rischi che comporta, ma quella del pesce azzurro si pratica con la rete ed è definita a ridotto impatto ambientale. Inoltre il pesce azzurro, a differenza di altri, non è a rischio estinzione, secondo quanto indicato dalla Good Fish Guide della Marine Conservation Society e approvata dalla FAO.
Insomma, se vuoi mangiare sano, buono e sostenibile, mangia secondo la Dieta mediterranea!
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