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Giusy Pirosa

  • 2 anni fa
  • Lettura in

7 min

L’idea di nuotare tra i resti di civiltà perdute o esplorare antiche città sommerse vi affascina? Andiamo insieme alla scoperta dei parchi archeologici sommersi in Italia, un tesoro di inestimabile valore che racconta il nostro passato.

Indice dei contenuti

Un’immersione nei fondali marini del nostro Paese ci permette di scoprire l’incredibile patrimonio che si cela nei suoi abissi. Molti dei resti custoditi nei parchi archeologici sommersi in Italia risalgono ad epoche remote: si parte dall’età preistorica per arrivare a quella fenicia, greca, romana, fino alla Seconda guerra mondiale. Puglia, Campania e Calabria sono le regioni con i parchi sommersi più interessanti da esplorare.

Potrete vivere un’esperienza unica di archeologia sommersa in queste terre, dove regni antichi e floridi porti sono andati in rovina travolti dalle acque. Fra reperti, necropoli e relitti navali avrete la sensazione di trovarvi in veri e propri musei sottomarini, custodi di un patrimonio straordinario da tutelare e valorizzare.

Gli scenari surreali che vi si presenteranno dinanzi grazie ai parchi archeologici sommersi in Italia, vi permetteranno di scoprire uno spazio espositivo totalmente diverso da quelli presenti sulla terraferma, dove resti storici e vita marina si fondono completamente.

Grazie al progetto MUSAS, ideato e diretto dall’archeologa dell’ICR Barbara Davidde, questi tesori sommersi vengono custoditi e preservati attraverso l’adozione di soluzioni tecnologiche innovative.

Con la messa in rete delle aree archeologiche sommerse e dei musei che ospitano reperti provenienti dai fondali marini, si ha l’opportunità di ammirare meraviglie uniche al mondo.

Ovviamente, immergersi in uno di questi fantastici parchi è un’esperienza emozionante; ecco quali vale la pena visitare.

parchi archeologici sommersi in Italia

Parchi archeologici sommersi in Italia, foto wikipedia Gianfranco Vitolo CC BY 2.0

Parchi archeologici sommersi in Italia: Parco sommerso di Egnazia, Fasano

Nei pressi di Fasano, poco a nord del piccolo centro di Savelletri, si trova il Parco sommerso di Egnazia, antica città messapica, conquistata dai Romani nel III sec. a.C. Nata nel V secolo a.C. nella zona di confine tra Messapia e Peucezia, le attuali province di Bari e di Brindisi, fu un importante centro commerciale grazie alla sua posizione lungo la via Traiana.

La via attraversava Egnazia e, ancora oggi, è ben visibile all’interno del Parco Archeologico. Il decadimento della città ebbe inizio nel 365 d.C., quando un forte terremoto causò l’abbassamento della costa: il grandioso porto e gli edifici limitrofi vennero sommersi dalle acque, così come parte della necropoli vicina alla costa.

I floridi commerci si interruppero e iniziò il declino. Saccheggiata dai Goti di Totila nel 545 d.C., continuò ad esistere fino a diventare, nel Medioevo, un piccolo villaggio. I resti sommersi dell’antico porto di Egnazia si trovano nelle vicinanze del moderno porticciolo di Savelletri, a 6 metri di profondità, e comprendono due moli in cementizio, realizzati secondo i principi descritti da Vitruvio.

Più avanti, nel tratto di costa rocciosa che dal porto va verso nord, si trovano le tombe scavate nella roccia dai Messapi, ancora in parte sommerse, che fanno di Egnazia uno dei siti archeologici più affascinanti dell’Italia meridionale. Il sito è visitabile tramite immersioni e snorkeling con guide specializzate.

Parco sommerso di Egnazia

Parco sommerso di Egnazia, foto wikipedia Di parolediburro – CC BY-SA 2.0

Parchi archeologici sommersi in Italia: Parco sommerso di Gaiola, Golfo di Napoli

Istituito nel 2002, il Parco Sommerso di Gaiola è un’area protetta che si estende dal Borgo di Marechiaro all’incantevole Baia di Trentaremi per 41,6 ettari. Il nome deriva dai due isolotti, collegati tra loro da un ponte, distanti pochi metri dalla costa di Posillipo, a nord ovest del Golfo di Napoli, Il termine, in latino cavea per le cavità presenti nella costa, in napoletano è diventato Caviola e, infine, Gaiola.

Il parco, incluso nella Zona Speciale di Conservazione IT8030041 “Fondali Marini di Gaiola e Nisida” della rete europea di protezione “Natura 2000”, affascina per gli aspetti storici, archeologici, biologici e vulcanologici inseriti in un contesto paesaggistico unico.

La meraviglia di questi luoghi incantò le popolazioni che, dal I secolo a.C., decisero di insediarsi nella zona.  A partire da questo periodo, molti aristocratici romani costruirono ville sontuose sul litorale, rendendolo ancora più attrattivo: la più importante è quella del Pausilypon (letteralmente luogo dove finiscono i dolori), costruita da Publio Vedio Pollione.

Secondo la leggenda, Pollione aveva fatto realizzare delle vasche dove allevava murene giganti a cui dava in pasto coloro che non rispettavano i suoi desideri. Verso il borgo di Marechiaro, invece, si possono ammirare i resti di Villa degli Spiriti che emergono dalle acque.

Oltre alle rovine di dimore sfarzose situate lungo la costa, sopra e sotto le acque, si possono scorgere ninfei, approdi, peschiere, cave di tufo e percorsi diventati habitat naturale di numerose specie marine. Ad oggi, l’area marina protetta di Gaiola è un importante sito di ricerca e formazione che svolge attività di educazione ambientale e divulgazione scientifica.

Parco sommerso di Gaiola, Golfo di Napoli

Parco sommerso di Gaiola, Golfo di Napoli, foto wikipedia Giuseppe Guida CC BY-SA 4.0

Parchi archeologici sommersi in Italia: Parco sommerso di Baia, Bacoli

Noto anche come la “Versailles del mare“, il Parco Sommerso di Baia si trova in Campania, nelle splendide acque del Golfo di Napoli, e si estende per 177,7 ettari nell’area compresa fra i limiti occidentali dell’antico lacus Baianus e l’ex area industriale del litorale puteolano.

Il parco custodisce un tesoro archeologico dal valore straordinario, attrazione unica per gli appassionati di storia, snorkeling e archeologia subacquea.

Qui, si ha l’opportunità di esplorare i resti di un centro termale romano di lusso che giace nei fondali del Golfo di Pozzuoli, e quello che rimane di ville ed edifici prestigiosi decorati con mosaici di rara bellezza.

Per comprendere meglio l’importanza di questo sito archeologico marino, dovete sapere che Baia, anticamente, era una località di villeggiatura prestigiosa. Per le sue acque curative, i centri termali e i magnifici paesaggi era una delle mete preferite dell’élite romana, tanto da essere frequentata da personaggi illustri come Cesare e Nerone.

Le strutture, oggi sommerse a causa del bradisismo, danno vita ad uno dei più suggestivi parchi archeologici sommersi in Italia. La varietà di luoghi e monumenti da visitare è impressionante, ecco le attrazioni principali.

  • Il Ninfeo di fronte a Punta Epitaffio, edificio sacro del I secolo d.C;
  • Il Portus Julius, costruito nel 37 a.C. come avamposto militare e navale;
  • Una statua della madre dell’imperatore Claudio;
  • Un gruppo scultoreo che raffigura Ulisse e il Ciclope Polifemo, ispirato da un episodio dell’Odissea.

Altri siti archeologici degni di nota sono la villa dei Pisoni, la villa a Protiro, cioè con due colonne e un piccolo timpano che delimitavano la porta d’ingresso, le pilae della Secca Fumosa, la via Herculanea. Le visite subacquee all’interno del parco sommerso vengono effettuate in canoa, in barca col fondo trasparente e tramite altre attività nautiche o acquatiche.

Parco sommerso di Baia, Bacoli

Parco sommerso di Baia, Bacoli, foto wikipedia MentnafunangannCC BY-SA 3.0

Parchi archeologici sommersi in Italia: il Parco sommerso di Kaulonia, Monasterace Marina

Da non perdere è anche il Parco archeologico di Kaulonia, situato nel territorio di Monasterace Marina, comune in provincia di Reggio Calabria. Il parco comprende anche un’area sommersa dove si può esplorare il sito Archeologico subacqueo di Kaulonia, colonia della Magna Grecia.

I primi avvistamenti di reperti archeologici nel mare antistante il parco, risalenti al 1935, riguardavano il tempio dorico di Kaulon. Bisogna attendere il 1967 per rinvenire i rocchi di colonna del tempio e altri reperti, quando G. Kapitän, un archeologo subacqueo tedesco, si immerse per primo nella zona.

Inizialmente, i ritrovamenti vennero attribuiti a un relitto e, solo negli anni successivi, grazie ad ulteriori ricognizioni subacquee condotte dall’Associazione Kodros diretta da Stefano Mariottini, è stata posta particolare attenzione al tratto di costa compreso tra il tempio dorico e il fiume Assi.

Le recenti campagne di archeologia sommersa, accelerate dall’erosione costiera causata dal bradisismo, hanno portato alla luce decine di rocchi di colonne scanalate, bitte di ormeggio e numerosi blocchi lavorati e semilavorati provenienti da templi ed edifici in stile dorico.

In tutto, sono oltre 200 i reperti antichi rinvenuti nei fondali di Monasterace Marina, un patrimonio subacqueo di notevole valore, custodito in uno dei parchi archeologici sommersi in Italia più interessanti in assoluto.

A rendere questo sito ancora più attrattivo, sono i quattro cannoni in ghisa rinvenuti nel 1996 – segnalati da Mariottini nel mare dinanzi il Museo Archeologico di Monasterace – che, per stile e tecnica costruttiva, sono stati datati al XVII secolo.

Parco sommerso di Kaulonia, Monasterace Marina

Parco sommerso di Kaulonia, Monasterace Marina, foto wikipedia Fragomeni Antonio CC BY-SA 3.0

Parchi archeologici sommersi in Italia: Punta Scifo D, isola di Capo Rizzuto

Per concludere, tra i parchi archeologici sommersi in Italia da visitare, non può mancare il Relitto Punta Scifo D, un giacimento subacqueo ubicato nella località di Punta delle Castella, frazione di Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone.

Scoperto nel 1986 dal sub crotonese Luigi Cantafora, il relitto, appartenente alla categoria delle naves lapidariae (imbarcazioni romane particolarmente robuste), fu affondato nella prima metà del III sec. d.C. mentre trasportava un carico di marmi, del peso di circa 357 tonnellate, proveniente dall’Asia Minore.

isola di Capo Rizzuto

Punta Scifo D di Capo Rizzuto, foto wikipedia Di Mannafly – Opera propria, CC BY-SA 3.0,

Si tratta del più grande relitto lapidario di età imperiale conosciuto, immerso nei fondali della baia di Scifo, e portato alla luce dalla cooperativa Aquarius che, su incarico della Soprintendenza Archeologica calabrese, nel 1987 avviò una breve campagna di scavi.

Il percorso archeologico subacqueo, situato a circa 200 metri dalla costa, si estende a sud del Castello Aragonese. A una profondità di circa 5 metri, consente di esplorare diversi punti di interesse, fra cui due magazzini, i resti di una scalinata e svariati manufatti grezzi.

Il sito archeologico sommerso è visitabile tramite due percorsi, uno riservato agli appassionati di apnea o snorkeling, l’altro ai subacquei con autorespiratore.

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