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Se si guarda alla storia e alle famiglie nobili che vi hanno vissuto, si può dedurre facilmente che giardini e parchi – che spesso ancora portano il loro nome – fossero parte del loro patrimonio da abbellire con le fontane, molte delle quali sono anche nelle strade. I giochi d’acqua erano simbolici abbellimenti dello spazio pubblico, perlopiù segnato da commissioni papali.
L’acqua a Roma è proprio dappertutto; basti pensare ai famosi nasoni, le fontanelle con acqua potabile a disposizione di ogni passante. Perché? La risposta è proprio nelle Terme di Caracalla.
Nell’antica Roma, l’acqua era al centro della vita politica e sociale. Da una parte, i Romani conquistavano e lavoravano e, dall’altra, vivevano consapevolmente l’importanza del cosiddetto otium, il tempo libero per raccogliersi e rigenerarsi, dedicarsi al benessere del fisico e della psiche.
In entrambi i casi, l’acqua era fondamentale: da una parte, si costruivano opere ingegneristiche come gli indispensabili acquedotti, dall’altra ci si rilassava nelle terme.

Terme di Caracalla courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Quello che oggi è un sito archeologico, in età imperiale era un enorme complesso termale in cui trascorrere il tempo necessario per prendersi cura del corpo e dello spirito perché dopo il negotium (gli affari), Roma era costume dedicarsi all’otium (il tempo libero).
Nel 216 d.C. nella zona meridionale della città furono aperte le Therme Antoninianae, quelle che oggi chiamiamo Terme di Caracalla. Devono il nome all’Imperatore Marco Aurelio Antonino Bassiano, detto Caracalla, che ne volle la costruzione e ne inaugurò il corpo centrale. Nei decenni a seguire, furono completati i lavori dello straordinario complesso che comprendeva la parte più tipicamente termale, composta da zone di diverse temperature (calidarium, tepidarium, frigidarium) e la piscina per nuotare (natatio), ma che offriva anche la palestra e gli spazi per il passeggio e per lo studio, incluse due biblioteche.
Nei sotterranei, lavoravano gli schiavi e gli operai specializzati per far funzionare la macchina ingegneristica termale. Nel sottosuolo, le gallerie carrozzabili accoglievano le cisterne, l’impianto idrico, depositi di legname, forni e caldaie che erano parte del grande meccanismo atto al riscaldamento; vi erano, inoltre, un mulino e un Mitreo – luogo di culto di Mitra – in cui è tutt’ora visibile una fossa sanguinis, presumibilmente usata per i rituali di iniziazione dei nuovi adepti.
Le Terme di Caracalla sono il più grande complesso termale al mondo ed erano alimentate dall’Acqua Marcia sui suoi due livelli, quello inferiore e quello superiore. Oltre ad essere funzionali, le terme erano finemente decorate – come di tipico gusto romano – con pavimenti a mosaico, statue e fontane. I bagni e l’esterno erano ornati anche da piastrelle. Insomma, si trattava di una vera e propria beauty farm!

Terme di Caracalla courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Nel 570 d.C., i Goti arrivarono alle porte di Roma e distrussero l’acquedotto che alimentava il sistema termale con l’obiettivo di interrompere l’approvvigionamento idrico della città. Così, la vita delle terme si spense, ma non la loro luminosa storia. A metà del XVI secolo, papa Paolo III ordinò di scavare nel sito delle rovine alla ricerca di statue e mosaici che potessero fungere da decorazione per Palazzo Farnese, oggi sede dell’Ambasciata di Francia in Italia.
All’epoca era uso, tra i potenti e i nobili, approfittare delle vestigia romane per adornare le proprie dimore; e, così, fecero le famiglie aristocratiche fino all’800 o, meglio, fino alla nascita e regolamentazione dell’archeologia, disciplina piuttosto recente. In altri casi, i marmi venivano usati per nuove costruzioni, come avvenne per la Basilica di Santa Maria in Trastevere.
Una delle conseguenza è che, attualmente, si possono trovare molte delle statue e dei marmi sottratti alle Terme di Caracalla in musei o palazzi storici. Il Toro Farnese e l’Ercole Farnese sono al Museo Archeologico di Napoli, due vasche a forma di fontana si trovano in Piazza Farnese a Roma, mentre il famoso Torso del Belvedere è parte della collezione dei Musei Vaticani.
L’espoliazione, però, non ha intaccato la bellezza del sito archeologico, per fortuna. Le pavimentazioni musive, ancora presenti, sono visibili e ben conservate grazie a un’efficace campagna di restauro specificamente dedicata ai mosaici.
A distanza di 1800 anni dalla loro apertura, finalmente alle Terme di Caracalla torna l’acqua. Andando oggi nel sito archeologico, si può vedere il nuovo specchio d’acqua rettangolare, un bacino che mima quella che era l’area della Natatio e il cui rivestimento in lastricato nero consente il riflesso delle rovine romane. L’effetto ottico è di grande impatto e lo stupore è amplificato da un gioco di fontane zampillanti che tagliano visivamente la duplicazione delle vestigia romane.
Il progetto architettonico – che fa rivivere l’antico attraverso suggestioni contemporanee – è stato ideato e progettato dall’architetto Hannes Peer e realizzato in collaborazione con l’architetto Paolo Bornello dello Studio Bornelloworkshop. Il rettangolo d’acqua si solleva da terra di soli 10 cm ed è integrato da un palcoscenico concepito per ospitare spettacoli di danza, circo e teatro, concerti e musica lirica.

Terme di Caracalla courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Oramai a Roma è una tradizione passare le serate estive alle Terme di Caracalla per vedere la danza, i concerti e la lirica. Da decenni, il sito archeologico ospita le arti sceniche e performative, regalando ai romani e ai turisti momenti indimenticabili. Dal 2024, le cose cambiano leggermente perché, ad arricchire la scenografia già tanto suggestiva, si aggiunge l’acqua che – accompagnata dall’effetto delle luci di scena – offre spettacoli ancora più emozionanti.
Il Teatro dell’Opera di Roma e l’Accademia di Santa Cecilia proseguono la stagione proprio a Caracalla, garantendo esibizioni di altissimo livello. Da alcuni anni a questa parte, si propongono anche concerti di musica leggera e pop.
Nel cartellone della stagione che apre l’era del ritorno dell’acqua a Caracalla (così le Terme sono sinteticamente chiamate dai romani), vi sono le étoile Eleonora Abbagnato – anche direttrice della Scuola di danza del Teatro dell’Opera di Roma – e Roberto Bolle, John Legend e il cantautore romano Antonello Venditti, amante e cantore della Città Eterna.
Nel 2024 – anno del Centenario Pucciniano – le immancabili Tosca e Turandot assumono una veste scenografica speciale grazie all’invito rivolto agli architetti italiani Doriana e Massimiliano Fuksas, al loro debutto nella lirica. La messa in scena è, dunque, un particolare omaggio al Maestro Giacomo Puccini nella ricorrenza della sua scomparsa.
Insomma, se hai in programma un viaggio a Roma, il miglior suggerimento che possiamo darti per la serata è una cacio e pepe da Felice a Testaccio e, a seguire, uno spettacolo alle Terme di Caracalla che non sono distanti. Sotto le stelle, col venticello e i riflessi dell’acqua, ti ritroverai in mezzo alla storia con la meraviglia negli occhi.
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