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Dal 6 dicembre 2023, il canto lirico è patrimonio immateriale Unesco. Esso include il canto, la musica, la recitazione e le scenografie. Scopriamone insieme la storia e il percorso fino ai giorni nostri.
Il canto lirico italiano è stato proclamato nuovo patrimonio immateriale Unesco. La consacrazione ufficiale è avvenuta il 6 dicembre 2023 in occasione della riunione dei Paesi membri del Comitato intergovernativo in Botswana.
Come nella definizione che ha riportato l’agenzia delle Nazioni Unite, il canto lirico italiano include il canto, la musica, la recitazione e le scenografie che contraddistinguono le opere.
Le origini del canto lirico risalgono intorno alla fine del XVI secolo a Firenze e coincidono con il periodo del Rinascimento. L’idea di unire in un’unica forma d’arte musica, poesia, danza, pittura e teatro fu di Giovanni Bardi, mecenate appartenente ad una delle famiglie fiorentine più antiche e prestigiose dell’epoca.
Bardi decise di creare un’accademia musicale nel suo palazzo e chiamò compositori e musicisti alla sua corte, fra cui c’era anche Jacopo Peri, con lo scopo di formare un piccolo gruppo orchestrale che venne chiamata Camerata de’ Bardi.
Si trattava di un complessino dalle idee anticonvenzionali e innovative che andava oltre il semplice concerto. L’obiettivo era quello di regalare agli spettatori uno spettacolo nuovo e completo in cui si fondevano sia recitazione che canto.
In pratica, quello che voleva realizzare la Camerata de’ Bardi era una rappresentazione che narrasse un evento o una storia attraverso recitazione e canto accompagnati da un’orchestra. Lo spunto per creare questa performance veniva dalla credenza che la tragedia nell’antica Grecia fosse portata in scena in forma cantata e non recitata.
Fu così che venne ricreato il teatro antico, attraverso le parole musicate e cantate e fondendo elementi del passato classico italiano con alcune leggende greche.

Esibizione lirica
La prima opera lirica ufficialmente considerata tale porta come titolo Dafne, realizzata da Jacopo Peri nel 1598. La trama si basa sulle vicende amorose tra la ninfa Dafne e il dio Apollo.
Tuttavia, a riscuotere enorme successo fu l’opera Gli intermezzi della Pellegrina commissionata dalla famiglia Medici nel 1589 alla Camerata de’ Bardi per i festeggiamenti del matrimonio fra Ferdinando e Cristina di Lorena. L’opera venne rappresentata nel grande teatro che i Medici possedevano negli Uffizi, il primo teatro all’italiana della storia realizzato a ferro di cavallo e con gli ordini dei palchi posti uno sull’altro.
Lo spettacolo incantò letteralmente gli spettatori per i costumi sfarzosi e le spettacolari scenografie. Poco tempo dopo, nel 1609, Claudio Monteverdi compose l’Orfeo, un altro capolavoro incentrato sul mito greco di Orfeo.
L’opera narra la discesa di Orfeo all’Ade e il suo vano tentativo di far rivivere Euridice, sua sposa. Ancora oggi, quest’opera viene rappresentata nei teatri ed è molto amata dagli appassionati di musica lirica.
Il successo delle opere liriche composte a cavallo fra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 a Firenze e la partecipazione di personaggi di spicco stranieri allo sposalizio di Ferdinando I contribuirono alla diffusione dell’opera lirica nel resto del Vecchio Continente.
Tutti volevano imitare i Medici e, quindi, si misero al lavoro per creare spettacoli in linea con quelli che venivano rappresentati nel loro teatro. Tuttavia, anche se nel corso dei secoli l’opera subirà delle evoluzioni, a dominare in Europa fu soprattutto quella italiana.
Infatti, tutte le opere fino alla fine del XVIII secolo venivano cantate in italiano, comprese quelle che venivano composte in altri paesi europei tipo l’Inghilterra, la Germania e la Francia. Per seguire l’opera e comprenderla al meglio durante la sua rappresentazione in svariate corti d’Europa si parlava anche la lingua italiana.
Le prime opere liriche straniere, precisamente in tedesco, vennero scritte intorno alla seconda metà del ‘700 da Mozart, considerato uno dei compositori più prolifici di qualsiasi tempo. Mozart cominciò con l’opera seria ma successivamente scrisse opere comiche in italiano diventate celebri nel mondo e che tuttora vengono rappresentate nei migliori teatri.

Canto lirico, opera teatrale
Fra queste troviamo Don Giovanni, Le nozze di Figaro e Così fan tutte, opere che hanno affascinato intere generazioni. È importante sottolineare che il termine italiano “opera” non verrà mai tradotto ed è usato in tutte le lingue così com’è, alla stregua di altri termini musicali come piano, adagio, moderato e molti altri.
La scelta di lasciare inalterato il termine “opera” è stata significativa perché ha riconosciuto al nostro Paese il ruolo centrale nell’aver creato un nuovo modo di fare musica e intrattenimento con l’introduzione dell’opera lirica.
L’opera lirica ha dominato il mondo musicale italiano dell’800 e unito le persone nonostante le divisioni che ancora vigevano fra gli stati. In questo periodo storico questo genere era l’intrattenimento principale di tante fasce sociali, ma teneva impegnate tante persone, coinvolgendo i vari ceti sociali.
Il melodramma viene visto come parte integrante dell’identità nazionale e, negli stati ancora divisi, le stagioni d’opera si svolgono con le stesse modalità. L’opera lirica unisce anche nord e sud e a dimostrarlo è il fatto che il Rigoletto di Verdi venne rappresentato lungo tutta la penisola, rimandando all’estero un’immagine dell’Italia unita.
Se fino a questo momento il canto lirico era stato un successo ovunque, lo fu ancora di più nelle epoche successive. Infatti, si ritiene che il periodo d’oro dell’opera sia quello intorno alla metà del XIX secolo, guidato in Italia da Giuseppe Verdi e in Germania da Richard Wagner.
L’opera ha continuato a diffondersi anche nei secoli successivi mediante il verismo e con Puccini raggiunse l’apice con capolavori come La bohème, Tosca, Madama Butterfly e la Turandot.
Successivamente, con l’avvento della tecnologia e delle nuove modalità di registrazione, alcuni lirici divennero popolari grazie a radio e tv, come per esempio Enrico Caruso.

Canto lirico, patrimonio UNESCO
Il percorso per la candidatura del canto lirico Unesco è stato avviato nel 2011 quando i cantanti lirici solisti hanno deciso di costituirsi in un’associazione chiamata Cantori Professionisti d’Italia.
Fin dall’inizio, lo scopo di questa associazione è stato quello di racchiudere la categoria e creare un confronto su tematiche come la tutela e la diffusione del valore della musica e del teatro dell’opera inteso come eccellenza e patrimonio culturale italiano.
L’iter negli anni è andato avanti non senza qualche intoppo. Infatti, il primo dossier presentato nel 2014 e intitolato Opera Lirica Italiana, dalle origini a un percorso Europeo è stato rigettato. La svolta che ha portato al riconoscimento Unesco del canto lirico è stata data da Assolirica, un’associazione nata nel 2015 per tutelare l’attività svolta dagli artisti lirici.
Assolirica ha compreso che per raggiungere l’obiettivo bisognava lavorare a fianco di soggetti istituzionali per farli entrare nella Comunità proponente la candidatura. L’associazione ha, quindi, rielaborato il percorso partendo da una bozza di candidatura dell’Opera lirica italiana intesa come patrimonio e lo ha completato con la formulazione della candidatura del canto lirico.
Al progetto di candidatura si sono uniti diversi esperti del settore e numerosi enti teatrali e culturali italiani che hanno contribuito con impegno e costanza per promuoverlo e sostenerlo. Dopo aver analizzato il dossier, la commissione Unesco ha deciso di inserire nel Patrimonio Culturale Immateriale quella che è stata definita “La pratica del canto lirico in Italia”.
Ma cosa si intende per pratica di canto lirico italiano? Come descritto nel dossier della candidatura, l’arte del canto lirico italiano è un insieme di tecniche e abilità volte a valorizzare la proiezione della voce umana in modo controllato all’interno di spazi acustici delimitati tradizionali o naturali.
La parola cantata diventa arte in quanto mantiene termini italiani espressi nelle modalità legato e staccato, o con emissione di voce o altre versioni come squillo, appoggio, trillo, etc. aventi significato comprensibile ovunque.
Altro aspetto tipico italiano è la mimica, che può essere facciale e gestuale, che il soggetto affianca al suono emesso. Il linguaggio mimico e gestuale sostiene meglio il canto e rende la rappresentazione facilmente comprensibile al pubblico, a prescindere da dove provenga.
Avere ottenuto il riconoscimento come patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco è stata una vera e propria consacrazione per il canto lirico. Non bisogna dimenticare che questo genere porta con sé tutte le tradizioni tramandate nella comunità; quindi, feste, riti, pratiche sociali, modi di dire verbali, espressioni artistiche o pratiche con riferimento all’artigianato e alla natura.
Come patria dell’opera lirica, l’Italia è nota come il paese del Belcanto, ma questo genere musicale ha fatto da mezzo di comunicazione superando qualsiasi ostacolo culturale e linguistico. A differenza di quanti credono che oggi l’opera sia superata, è invece corretto affermare che fra le nuove generazioni lo studio della lirica è piuttosto diffuso.
Lo dimostrano i numerosi corsi di lingua Italiana che molti cantanti provenienti da ogni parte del mondo frequentano per perfezionare il loro italiano ed eccellere nei loro studi. La nomina del canto lirico Unesco sarà, dunque, un ulteriore contributo per attrarre sempre più giovani verso questa meravigliosa arte.
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