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Giusy Pirosa

10 febbraio: le Foibe e la Giornata del Ricordo 

  • 2 anni fa
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8 min

Il 10 Febbraio è la Giornata del Ricordo istituita dal Governo italiano con la legge del 30 marzo del 2004 per commemorare le vittime delle foibe. Le massime cariche dello Stato celebrano il giorno del ricordo il 10 febbraio con una cerimonia solenne proprio per ricordare i terribili orrori avvenuti alla fine della Seconda guerra mondiale. Scopriamo cosa sono le foibe e tutto quello che riguarda questa pagina di storia che per molto tempo è stata confinata nell’oblio.

Indice dei contenuti

Giornata del Ricordo: i massacri delle foibe

Ogni anno, si torna a parlare delle foibe nella Giornata del Ricordo che si celebra il 10 febbraio. In tanti, ancora oggi, non sanno con precisione cosa siano le foibe. Si tratta di fosse profonde verticali piuttosto grandi che caratterizzano la regione carsica del Friuli-Venezia Giulia e dell’Istria. Il termine “foiba” deriva dal dialetto dell’area giuliana che, a sua volta, trae origine dal latino fovea, ovvero fossa o cava.

Spesso, queste buche sono poco visibili all’esterno in quanto hanno aperture che misurano pochi metri, ma sono ampie e profonde, anche fino a 300 metri. La loro particolarità risiede nel fatto che si restringono man mano che si va in profondità per poi allargarsi nuovamente in un bacino. Questa conformazione particolare non ha facilitato il recupero dei corpi e la loro identificazione. 

Inizialmente, le foibe venivano usate per gettare sterpaglie, macerie, carcasse di animali e altro. Tuttavia, tra il 1943 e la primavera del 1945, cioè dopo la caduta del fascismo e la fine della Seconda guerra mondiale, i partigiani della Jugoslavia di Tito vi gettarono migliaia di persone, anche vive. Onoriamo la Giornata del Ricordo attraverso gli eventi storici che hanno portato i militari titini a compiere queste stragi.

 

Giornata del Ricordo - Monumento in onore delle vittime delle foibe

Monumento in onore dei caduti delle foibe che rappresenta la foiba di Basovizza

Gli eventi storici

Per capire come si è arrivati a istituire una Giornata del Ricordo, approfondiamo il fenomeno del massacro delle foibe. Tale eccidio si inserisce in un contesto storico che affonda le radici in una diatriba secolare tra il popolo italiano e il popolo slavo per il dominio sui territori dell’Est Adriatico. La lotta per il possesso dei territori iniziò alla fine della Prima guerra mondiale, quando venne stabilita la linea Wilson come confine tra Italia e Jugoslavia.

All’epoca, gli italiani sottrassero una buona porzione di territorio agli istriani che, a partire da quel momento, si ritrovarono a vivere in terra straniera. Da ciò, si innescò un profondo malcontento fra la popolazione che condusse a commettere crimini terribili. Nel corso della Seconda guerra mondiale, i partigiani jugoslavi dell’Istria e della Dalmazia cominciarono a rivendicare il possesso dei territori sottratti e, nel frattempo, uccidevano gli italiani fascisti e li gettavano nelle foibe. 

Al termine della guerra, tuttavia, gli episodi di violenza divennero ancora più frequenti fino a giungere al culmine nella primavera del 1945, quando l’esercito jugoslavo entrò nei territori giuliani. L’esercito di Tito occupò l’Istria e Trieste e costrinse gli italiani che abitavano in quelle terre ad abbandonarle. Cancellando la presenza italiana in quella zona, Tito avrebbe potuto delimitare i confini fra il suo Paese e l’Italia. Migliaia di cittadini vennero, quindi, assassinati dai soldati jugoslavi e gettati nelle foibe, altri vennero deportati nei campi croati e sloveni. 

Stavolta le vittime non erano solo i fascisti ma cittadini italiani e chiunque supportasse gli italiani che vivevano nella Venezia Giulia. Fra i martiri delle foibe ci furono partigiani, membri del Comitato di Liberazione Nazionale, funzionari, ufficiali, insegnanti, sacerdoti, postini, impiegati bancari, appartenenti al nazionalismo radicale e cittadini comuni. Vi furono molte donne e numerosissimi bambini sacrificati al posto dei loro familiari. 

I massacri delle foibe proseguirono fino al 1947 e cessarono solo a partire dal 10 febbraio 1947, quando con il Trattato di Parigi la Jugoslavia si riappropriò delle province di Zara, Fiume, Pola e altri territori. 

Il trattato di pace di Parigi, però, non rese giustizia alle popolazioni italiane dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia che, tra il maggio e il giugno del 1945, furono costrette a lasciare le loro case. Infatti, il trattato autorizzò la Jugoslavia alla confisca dei loro beni assicurando che sarebbero stati risarciti dal Governo a cui era a capo Alcide De Gasperi

Ma non andò esattamente così: quel risarcimento non arrivò mai. Inoltre, la maggior parte degli esuli emigrò negli Stati Uniti, in Sudamerica, in Canada e in Australia. Solo nell’ottobre 1954, l’Italia riuscì a riavere Trieste, consapevole che comunque l’Istria sarebbe rimasta alla Jugoslavia. 

Quanti furono i martiri e i metodi di tortura

Nel dicembre del 1945, l’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi presentò agli Alleati una lista contenente 2.500 persone deportate dai soldati jugoslavi nella Venezia Giulia e ben 7.500 scomparse.

Tuttavia, il computo delle vittime delle foibe di De Gasperi era di gran lunga superiore. Si presume che gli italiani uccisi nel periodo tra il 1943 e il 1947 furono almeno 20 mila, mentre ammontano ad almeno 250 mila gli esuli italiani costretti ad abbandonare le proprie abitazioni.

I martiri condannati alla morte venivano uccisi in maniera crudele. Prima venivano legati l’uno all’altro con del filo di ferro ai polsi, poi venivano fatti schierare ai margini delle foibe e il fuoco veniva aperto sui primi del gruppo. Raggiunti dai colpi di mitra, i poveri condannati cadevano giù, trascinando gli altri del gruppo nel mortale baratro. Molti di loro rimanevano vivi; anche se feriti, sopravvivevano per diversi giorni all’interno delle fosse, aspettando la morte che, inevitabilmente, sarebbe sopraggiunta.

 

Monumento Nazionale per i caduti delle Foibe presente a Basovizza

Monumento Nazionale per i caduti delle Foibe presente a Basovizza, Trieste

La Giornata del Ricordo

A incupire ulteriormente la triste parentesi delle foibe è il silenzio durato per parecchi decenni. Infatti, per lunghi anni, tali eventi sono stati dimenticati dai governi italiani che si sono succeduti, trascurando la vicenda, probabilmente per non compromettere i rapporti che il blocco occidentale allora cominciava a intrattenere con la Jugoslavia. 

Il crollo del muro di Berlino nel 1989, che sancì la fine del comunismo sovietico, lasciò intravedere qualche spiraglio. Solo nel 1992, grazie al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che proclamò la foiba monumento nazionale, venne finalmente spezzato il muro del silenzio. Poi, grazie ai documentari televisivi e fiction dedicati alla tragedia delle foibe come quella intitolata “Il cuore nel pozzo”, gli italiani hanno potuto conoscere meglio questi fatti gravi e drammatici. 

Inoltre, con l’approvazione della legge Menia nel 2004, che prende il nome dal promotore, il deputato triestino Roberto Menia veniva sancita l’istituzione della Giornata del Ricordo e il Parlamento italiano, finalmente, ha dedicato la giornata del 10 Febbraio alle vittime delle foibe.

Oltre che ricordare gli eccidi degli italiani avvenuti nelle foibe delle zone carsiche di Istria e Friuli-Venezia Giulia, la Giornata del Ricordo commemora anche l’esodo di massa della componente italiana del popolo istriano tra il 1945 e il 1956. La data del 10 febbraio è stata scelta perché il 10 febbraio 1947 venne firmato il trattato di Pace di Parigi che assegnava Zara, il Quarnaro, l’Istria e parte del territorio del Friuli-Venezia Giulia alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia appena nata. 

Tuttavia, la definitiva decisione sul territorio di confine risale al 1954, dopo che la città di Trieste e una fascia di territorio conteso erano state sotto l’amministrazione internazionale. 

Foiba di Basovizza

In onore della Giornata del Ricordo, puoi visitare la Foiba di Basovizza, frazione di Trieste, una voragine situata a nord-est dell’altopiano del Carso. In origine, questa cavità era un comune pozzo minerario realizzato all’inizio del XX secolo per estrarre carbone o lignite. 

Gli scavi effettuati avevano raggiunto una profondità verticale di 256 metri. Inoltre, a 254 metri si apriva una galleria lunga 735 metri che giungeva fino al villaggio di Basovizza. Nonostante ciò, presto il pozzo venne abbandonato a causa degli scarsi risultati ottenuti dall’estrazione. Purtroppo, nel maggio del 1945, questo fosso dell’orrore cominciò a essere utilizzata dai militari jugoslavi per uccidere prigionieri, poliziotti, soldati e civili che, in precedenza, venivano invece deportati nei campi d’internamento situati in Slovenia. 

Le persone venivano prelevate dalle loro abitazioni e poi fatte precipitare nella voragine di Basovizza. Tuttavia alcune di esse sono miracolosamente sopravvissute a questa terribile esperienza. Dai documenti raccolti dagli Alleati anglo-americani sugli infoibamenti, è stato possibile ricostruire quello che avveniva in questa foiba

Nel 1959, dopo il faticoso recupero di alcuni corpi, venne chiusa l’imboccatura della foiba e nel 1992 venne dichiarata Monumento Nazionale. Per ricordare gli eccidi delle foibe, è stato eretto un monumento sul quale è stata incisa una descrizione drammatica degli ultimi istanti di vita dei martiri. 

Oltre che ricordare le migliaia e migliaia di deportazioni e scomparsi, la Foiba di Basovizza vuole ricordare anche la tragedia dell’Esodo che ha sconvolto la vita di centinaia di migliaia di dalmati, fiumani e istrianiNel 2007, a Basovizza è stato inaugurato il nuovo centro visite del Sacrario al cui interno sorge uno spazio che ha la funzione di Centro di Documentazione. In questa località, ogni anno, la prima domenica di Maggio, il Comune di Trieste organizza una commemorazione per ricordare i martiri e il dramma delle foibe.

 

Monumento in onore delle vittime delle foibe

Monumento ai caduti delle foibe – Basovizza, Trieste

Civico Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata

Il Civico Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata è attualmente interessato da un progetto che prevede lo spostamento dall’attuale sede di Via Torino al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste. Al momento visitabile solo in parte e previa prenotazione, l’allestimento della struttura prevede un percorso articolato in 11 sale tematiche dedicate alla Pinacoteca dei Pittori dalmati, fiumani e istriani, uno spazio adibito per ospitare stampe, mappe e materiale fotografico.

10 Febbraio: Giornata del Ricordo-Valige impilate nel Magazzino 18 Porto Vecchio Trieste

10 Febbraio: Giornata del Ricordo-Valige impilate nel Magazzino 18 Porto Vecchio Trieste

Fulcro e chiusura del viaggio all’interno di questo suggestivo ed emozionante museo sarà la cucina, sita al piano terra, arredata con cappa e focolare originali dell’epoca. Una piccola sezione, al suo interno, custodirà le antiche tradizioni gastronomiche che incarnano l’essenza di un’identità da preservare e diffondere. Istria, Fiume e Dalmazia diedero i natali a un popolo fiero che nonostante gli orrori subiti,  si sono distinti nelle scienze, nelle arti, nel lavoro e nel campo del pensiero. Nonostante ciò, le radici profonde hanno continuato a proliferare ovunque nel mondo.

Il Museo accoglie la sede dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata di Trieste (I.R.C.I.), promotore dell’istituzione di questo luogo che mantenesse vivo il ricordo e fortemente supportato dall’Amministrazione Comunale della Città di Trieste. Un patrimonio storico inestimabile, impreziosito continuamente da donazioni o acquisizioni provenienti dalle famiglie di chi ha vissuto le vicende dei territori dalmati-giuliani.

Il Carso

Una volta qui, ti suggeriamo di non perdere le meraviglie del Carso che abbiamo menzionato nel corso dell’articolo. Il Carso è un altopiano calcareo che si sviluppa lungo l’intero confine est del Friuli-Venezia Giulia e, da Gorizia all’Istria, passa ad attraversare la città di Trieste. Il luogo risulta essere particolarmente suggestivo per il suo connubio inimitabile tra natura e storia.

10 Febbraio: Giornata del Ricordo e dei Martiri delle Foibe- Il Carso nei pressi di Duino (Trieste)

Photo credits: Source photographed by myself Photographer Pier Luigi Mora Date 2005 CC BY 2.5 – 10 Febbraio: Giornata del Ricordo e dei Martiri delle Foibe- Il Carso nei pressi di Duino (Trieste)

Inconfondibile il suo paesaggio, definito e modellato da doline, grotte e sentieri che, nel corso dei secoli, agenti atmosferici come pioggia e vento hanno plasmato quasi fossero abili scultori. Impressionanti e da togliere il fiato, le falesie che sembrano precipitare a picco sull’Adriatico: è un autentico paradiso che vanta luoghi selvaggi e ancora incontaminati. Questo territorio è stato teatro del massacro durante la Grande Guerra, dove combatté anche un illustre poeta e scrittore che ci lasciò queste toccanti parole:

Di queste case

non è rimasto

che qualche 

brandello di muro

Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto 

neppure tanto

Ma nel cuore

nessuna croce manca

È il mio cuore

il paese più straziato

Giuseppe Ungaretti, San Martino del Carso (Valloncello dell’Albero Isolato – 27 agosto 1916)

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