Fino al 15 ottobre 2023, il Chiostro del Bramante dedica il proprio spazio espositivo alla mostra personale di Michelangelo Pistoletto, artista contemporaneo di fama mondiale. La rassegna, dal titolo Infinity, l’arte contemporanea senza limiti, presenta opere e installazioni che permettono ai visitatori di sentirsi coinvolti nell’opera stessa, superando il tradizionale ruolo di spettatori passivi. Questa esperienza unica offre l’opportunità […]
Fino al 15 ottobre 2023, il Chiostro del Bramante dedica il proprio spazio espositivo alla mostra personale di Michelangelo Pistoletto, artista contemporaneo di fama mondiale. La rassegna, dal titolo Infinity, l’arte contemporanea senza limiti, presenta opere e installazioni che permettono ai visitatori di sentirsi coinvolti nell’opera stessa, superando il tradizionale ruolo di spettatori passivi. Questa esperienza unica offre l’opportunità di riflettere e, allo stesso tempo, di godere in modo spensierato delle creazioni di questo grande maestro.
Il senso della mostra è racchiuso perfettamente nel titolo scelto dall’artista e dal curatore Danilo Eccher. Infinity incarna le innumerevoli vite potenziali che un’opera d’arte può assumere attraverso lo sguardo e l’interpretazione dello spettatore. Ma “Infinity” si riferisce anche alle infinite vite possibili dell’artista stesso: le opere esposte sono così diverse tra loro, riflesso di differenti ricerche artistiche tali da conferire all’esposizione un aspetto simile a una collettiva di artisti vari.
Il percorso espositivo prevede un’installazione che catapulta immediatamente il visitatore nello spirito dell’esposizione. Si tratta dello Specchio Parlante che invita lo spettatore ad avvicinarsi per essere poi respinto da una voce meccanica che lo esorta ad allontanarsi. Si prosegue poi con l’opera forse più rappresentativa di Pistoletto: la Venere degli stracci. Questa installazione è il simbolo dell’Arte Povera di cui il Maestro è forse il maggiore esponente.

L’Arte Povera è, infatti, un movimento artistico nato alla fine degli anni Sessanta che prevede la realizzazione di opere a partire da materiali poveri, di scarto, reinventati e investiti di un nuovo significato concetto tornato in auge con il design ecosostenibile.
L’opera, dunque, non si propone di essere raffinata o di fattura pregevole: il suo scopo è quello di rappresentare un’idea e creare un legame tra autore e fruitore. Sono lavori in cui “l’elemento sociale, politico, scientifico e anche quello religioso si connettono perché sono parte essenziale del funzionamento della vita” – spiega l’artista in un’intervista con il curatore Danilo Eccher.
Come racconta Pistoletto, la Venere degli stracci ha avuto origine dall’acquisto imprevisto di una statua in finto marmo, inizialmente utilizzata come semplice supporto per vari stracci nel suo atelier. Solo in seguito, la combinazione tra la statua e questi panni ha assunto un nuovo valore e l’oggetto si è trasformato in un’opera d’arte.

Il percorso della mostra continua con la Grande Sfera di Giornali, protagonista anche di una performance di Pistoletto nelle strade di New York. In questa occasione, l’artista ha fatto rotolare l’enorme sfera ricoperta di ritagli di pagine di giornali rappresentando così, in modo simbolico, la vasta quantità di notizie che viene ininterrottamente generata e diffusa, un flusso dal quale siamo oggi inseguiti e sopraffatti. Tuttavia, ognuno può trovare nell’opera qualcosa di diverso, un’infinità di possibili significati. Ad alcuni, questa sfera di giornali potrebbe sembrare anche una poesia.
Il cuore dell’esposizione è la sala, la più grande, che ospita l’installazione Love Difference – Mar Mediterraneo. Si tratta, in realtà, di uno spazio in larga parte destinato al coinvolgimento dei visitatori. Al centro della sala, uno specchio di grandi dimensioni rappresenta il Mar Mediterraneo e delle sedie simboleggiano le varie culture che occupano la terraferma circostante.
La parete destra della sala è ricoperta di scritte bianche. Grazie a dei pennarelli presenti nella sala, i visitatori sono invitati a scrivere un proprio pensiero e lasciare il proprio segno. L’opera si impreziosisce, dunque, del contributo del pubblico, in modo tale che altri possano trarre ispirazione non solo dall’installazione di Pistoletto, ma anche dalle riflessioni di coloro che hanno visitato la mostra in precedenza.
L’aspetto interattivo continua anche nelle sale successive che ospitano i celebri Quadri Specchiantiin cui il visitatore si ritrova riflesso assieme ai personaggi raffigurati nelle opere. Inoltre, inquadrando un QR-code si scopre un ulteriore livello dell’opera oppure si percorrere un labirinto di cartone ondulato e interrogarsi sul “Perché continuiamo a combattere contro il dedalo delle possibili strade?”.
Si giunge, poi, a un tunnel allestito con l’installazione di luci al neon Love Difference – Neon in cui compare la scritta “love the differences” in diverse lingue e alfabeti in font diversi. Ciò a dimostrazione di come gli idiomi, nelle loro specifiche differenze, siano una fonte inesauribile di possibili interpretazioni del mondo.

Ultimo step della mostra è la sala che ospita il Terzo paradiso, altra opera altamente simbolica e conosciutissima di Pistoletto. Qui il visitatore si trova dinnanzi a un’enorme distesa di piatti di batteria e coperchi che possono essere liberamente percossi per scoprirne i diversi suoni. Nella stessa stanza, domina l’emblema di questa mostra: l’infinito. Al suo interno, le parole “io, noi, tu” conferiscono al simbolo un significato rinnovato. L’infinito si ritrova anche all’ingresso dove si manifesta mediante un cartonato tridimensionale dai vivaci colori e rivestito di nastri adesivi variopinti.
Michelangelo Pistoletto nasce a Biella e, sempre in Piemonte, inizia la sua ricerca artistica nei primi anni ’60. Quadri Specchianti, Oggetti in Meno, progetti di collaborazione creativa sono i primi elementi intorno ai quali si articola la sua produzione artistica. L’artista ha costantemente dichiarato la volontà di evitare di confinare la propria opera in un’identificabile sfera di appartenenza. Al contrario, infatti, per Pistoletto, l’arte rappresenta l’opportunità di affrontare una lotta con l’Ego e l’Io.
Artista socialmente impegnato, realizza a Biella la Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e l’Università delle Idee, ben 23 anni fa. Questi due progetti sono, in realtà, luoghi concreti in cui artisti provenienti da tutto il mondo possono trovare un alloggio e contribuire con la propria creatività al servizio del territorio e della società del biellese.
Insignito di vari riconoscimenti internazionali, tra cui il Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia del 2003. A tutt’oggi, Pistoletto rappresenta dei nomi più riconosciuti e riconoscibili dell’arte contemporanea. All’età di 90 anni, la sua ricerca artistica non si è ancora conclusa. Anzi, al contrario: si muove sempre nel presente e nella contemporaneità: “Oggi sto lavorando per fare l’opera specchiante con mezzi che, oltre allo specchio e la fotografia, impiegano l’energia elettronica, i bit e gli algoritmi”, ha dichiarato l’artista.

Il Chiostro del Bramante, nel cuore di Roma e a pochi passi da Piazza Navona, è uno straordinario polo espositivo e culturale di rilievo non solo per la Capitale, bensì su scala nazionale e internazionale. Come suggerisce il nome, è stato progettato dall’architetto Donato Bramante in epoca rinascimentale. Originariamente, il chiostro faceva parte della Chiesa di Santa Maria della Pace in cui sembra che nel 1482 l’icona della Vergine iniziò a sanguinare dopo che qualcuno le scagliò un sasso.
Nei suoi portici, è rappresentato questo evento miracoloso insieme a episodi della vita della Vergine. Articolato su due livelli, il Chiostro è un perfetto esempio dell’armonia e della raffinatezza dell’arte rinascimentale. Dal 1996, il Chiostro, grazie alla società DART-Chiostro del Bramante, è uno spazio adibito all’esposizione di mostre di artisti internazionali, tra cui si ricordano Andy Warhol, Keit Haring, Escher e Chagall.
Negli ultimi anni, il Chiostro si è distinto per la ricerca di mostre che siano quanto più coinvolgenti e dinamiche per il pubblico, in un’ottica “che si discosti dal più consueto e rigoroso piano museale”, per usare le parole del curatore Danilo Eccher.

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