È tempo di festa per gli amanti dell’arte e della cultura, poiché la città di Venezia apre le sue porte alla 60ª edizione della Biennale d’Arte, un evento che incanta e ispira generazioni da sei decenni. In questo affascinante incontro tra tradizione e avanguardia, artisti provenienti da ogni angolo del pianeta convergono nella pittoresca cornice veneziana per condividere le proprie visioni, riflessioni e creatività.
Come ogni due anni, in Italia, si rinnova l’appuntamento con l’arte contemporanea grazie alla Fondazione La Biennale di Venezia.
Il 20 aprile 2024, apre al pubblico la 60ª edizione della Biennale d’Arte di Venezia, sotto la direzione artistica del curatore brasiliano Adriano Pedrosa che ha scelto il titolo Stranieri Ovunque, ispirandosi all’omonima opera del collettivo di artisti italiani Claire Fontaine.
La manifestazione si divide in una mostra principale e nelle partecipazioni dei Padiglioni Nazionali, oltre agli Eventi collaterali.
La mostra della Biennale di Venezia 2024 si sviluppa tra l’Arsenale e il Padiglione Centrale ai Giardini. Per la prima volta nella storia, la Biennale è curata da una persona latinoamericana e queer, un’identità che sembra essere la linea della sua ricerca artistica per Venezia: comunità di nomadi, migranti, esiliati, ma anche comunità queer, femminismi e post-colonialismo sono le tematiche sviluppate a partire dall’idea di straniero come soggetto “strano”, estraneo, a volte finanche eccentrico.

Biennale d’Arte di Venezia – Arsenale
Protagonista assoluto rimane l’artista, dunque, mediante la sua figura – non solo attraverso le sue opere – la mostra declina i temi individuati come questioni calde della società contemporanea. L’artista queer, l’artista outsider, l’artista indigeno, l’artista folk sono i soggetti guida della mostra e vengono proposti come interconnessi; la riflessione curatoriale si articola attraverso opere realizzate nel nostro tempo e lavori del passato, spesso creati da artisti ormai deceduti, ma che contribuiscono alla costruzione concettuale del discorso che porta all’oggi. Come a dire: il presente si legge a partire dal passato.
Accanto ad artisti mai esposti in Biennale, viene presentato un cosiddetto Nucleo Storico con opere provenienti da America Latina, Africa, Asia e mondo arabo e diviso in 3 sezioni: Ritratti, Astrazioni e una terza parte dedicata alla diaspora italiana nel mondo lungo il corso del XX secolo.
Gli italiani qui presentati sono individui che hanno viaggiato e si sono stabiliti all’estero; si tratta di persone che sono state capaci di legare mondi distanti e di sviluppare dialoghi interculturali. Tra questi spicca Lina Bo Bardi, l’architetta che in Brasile ha costruito la sua carriera con edifici di pregio e di fama tale da condurla – tra l’altro – allo speciale Leone d’Oro alla memoria nella Biennale di Architettura del 2021.
In questa Biennale di “attraversamenti”, un posto speciale lo occupa anche la pratica artigianale degli artisti. Un accento importante viene posto sulle arti tessili e il risultato della pratica collettiva del cucito e del ricamo (come nell’opera de Las Bordadoras de Isla Negra).
Le partecipazioni nazionali si articolano – come da tradizione – tra i Padiglioni storici ai Giardini e l’Arsenale, ma anche in diversi spazi nel centro storico di Venezia. Sono 88 i Paesi che vengono rappresentati da uno o più artisti, tra questi 4 sono quelli presenti per la prima volta alla Biennale d’Arte di Venezia: Repubblica del Benin, Etiopia, Repubblica Democratica di Timor Leste e Repubblica Unita della Tanzania.
Il Padiglione Italia, alle Tese delle Vergini in Arsenale, è come sempre sostenuto e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e, quest’anno, è curato da Luca Cerizza. Massimo Bartolini è l’artista che, in questa edizione, rappresenta il Paese e, per l’occasione, ha elaborato un progetto che include interventi di musiciste e musicisti, scrittrici e scrittori, realizzati appositamente.

Massimo Bartolini, Padiglione Italia
Anche la Santa Sede viene rappresentata in un Padiglione Nazionale che, questa volta, ha luogo nella Casa di reclusione femminile di Venezia alla Giudecca. La mostra ha come titolo Con i miei occhi ed è a cura di Bruno Racine e Chiara Parisi, un’altra italiana che ha costruito la sua carriera all’estero. Parisi, storica dell’arte, è stata direttrice di musei e centri culturali in Francia e ha lavorato come curatrice a Villa Medici a Roma. Dal dicembre 2019, dirige Centre Pompidou-Metz.
Quest’anno arrivano a 31 gli eventi ufficiali della Biennale d’Arte di Venezia che fanno da corollario alla kermesse, scelti da Pedrosa tra quelli che maggiormente incarnano lo spirito multiculturale di questa edizione, caratterizzata dalla pluralità di voci. Gli Eventi collaterali si dislocano in varie sedi in città, tra luoghi tradizionalmente deputati ad accogliere le mostre – come l’Accademia di Belle Arti, gallerie private, la Fondazione Quirini Stampalia – e chiese sconsacrate, negozi, magazzini come sempre accade in laguna durante la Biennale.
I Progetti speciali sono 2 e sono affidati a 2 donne: l’italiana Nedda Guidi, che unisce arte e artigianato, presente con una mostra in terraferma, presso la Polveriera austriaca, Forte Marghera, e Beatriz Milhazes, famosa per la capacità di sovrapporre l’immaginario culturale brasiliano e i richiami alla pittura modernista occidentale. La sua mostra è visibile al Padiglione delle Arti Applicate, Arsenale, Sale d’Armi.
L’italianità migrante ritorna nella nomina di Anna Maria Maiolino, artista brasiliana (italiana di nascita) che ha attraversato la seconda metà del ‘900 e gli anni 2000 con un’opera di grande impatto anche per la sua postura socio-politica. A lei, nel 2019, il PAC di Milano ha dedicato un’antologica di grande spessore.
Insieme a Maiolino, il Leone alla carriera viene assegnato all’artista turca e residente a Parigi, Nil Yalter.
Quest’anno la struttura si rinnova! Parte dell’Arsenale è in ristrutturazione e, così, è iniziato un processo che porterà a grandi cambiamenti con l’obiettivo di rendere maggiormente fruibile il patrimonio culturale della Biennale di Venezia 2024 e l’arte che, di volta in volta, la sede ospita. Per ora, è in restauro l’Isolotto e si sta lavorando per rendere agibili molti spazi ora in disuso. Tra i progetti legati a questa ristrutturazione vi è, infatti, quello di aprire un teatro in Arsenale e di trasferire da Mestre l’Archivio Storico della Biennale. Si sta procedendo anche al restauro conservativo delle pareti esterne dello stesso Arsenale.
L’offerta culturale a Venezia durante la Biennale è come sempre grandissima, accanto all’ufficialità dell’evento in sé, si moltiplicano mostre, performance, aperture speciali dei musei e interventi estemporanei nelle calli. Anche il mondo universitario si apre all’esterno con una serie di appuntamenti.
L’Università Iuav, da ormai 13 anni, realizza una giornata di studi a ridosso dell’inaugurazione della Biennale d’Arte di Venezia. Si tratta di un progetto, chiamato Lo Scrittorio dell’Arte che, quest’anno, si tiene il 16 aprile in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e viene dedicato al Cile e alla Biennale di Venezia 1974. L’edizione della Biennale dell’epoca fu, infatti, assai anomala: nata dopo il Golpe di Pinochet del 1973 e sviluppatasi nelle calli con interventi pittorici di Matta ed Emilio Vedova, mostre di manifesti, concerti e pièce teatrali, tutto sotto il titolo di Libertad para Chile.
Fu una Biennale tanto diversa dalle precedenti anche perché prese vita dopo la stasi sessantottina della Mostra, fermata perché definita troppo festaiola e dedita al mercato per essere al passo coi tempi. Nel 1974 si riprese proprio con un impegno politico.
La Biennale d’Arte di Venezia, 50 anni dopo, recupera la linea sociopolitica, sebbene in modi e tempi e con temi diversi. A dimostrazione della continua apertura della Biennale al mondo, della vocazione al dialogo che trasforma la città lagunare ogni anno in una Babele, un punto di incontro di culture e lingue diverse. Ma in fondo, l’antica Repubblica marinara, la Serenissima dedita al commercio, la madre di Marco Polo, è sempre stata così!
Se siete amanti della moda, non dovete perdere il Museo Fortuny. Come ogni anno, in occasione della Biennale, il museo organizza una mostra speciale: quella di quest’anno è dell’artista Eva Jospin (fino al 24 novembre), in collaborazione con la Galleria Continua, una delle più importanti e potenti gallerie di arte contemporanea italiane.
Andare al Fortuny è sempre un’esperienza: è indimenticabile la collezione di abiti, tessuti, decori e mobilio del palazzo che fu residenza e atelier di Mariano Fortuny, stilista, scenografo e costumista spagnolo che nel 1919 fondò a Venezia la sua boutique e fabbrica di stoffe. Oltre a ciò, le mostre lì organizzate creano sempre una connessione con l’ambiente con risultati suggestivi imperdibili!
60ªEsposizione Internazionale d’Arte-la Biennale di Venezia
Dal 20 aprile al 24 novembre 2024
Mostra principale: Arsenale, Giardini
Padiglioni Nazionali: Arsenale, Giardini e sedi varie in città

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