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Anche se rimanda a Creta e alla mitologia greca, il Labirinto di Arianna a Messina è, in realtà, un’opera di Land Art fra le più belle e suggestive del parco Fiumara d’Arte, realizzato da Antonio Presti in Sicilia. Il parco, un vero e proprio museo a cielo aperto, si estende in diversi comuni della città di Messina, fra cui anche Castel di Lucio dove si trova, appunto, il Labirinto di Arianna.
L’opera, pur ispirandosi al celebre mito di Teseo ed Arianna, assume un senso differente e molto profondo. Attraversarlo, infatti, equivale a sperimentare un cammino interiore che porta a interrogarsi sulla propria esistenza. Scopriamo la storia del Labirinto di Arianna a Messina, il mito da cui trae origine, il contesto in cui si trova e qual è il suo significato.

Labirinto di Arianna a Messina, foto wikipedia Davide Mauro
La storia del Labirinto di Arianna a Messina ha inizio fra il 1988 e il 1989. L’autore dell’opera è Italo Lanfredini, scultore nato nel 1948 a Sabbioneta, Mantova, e vincitore del “Concorso Internazionale di Scultura” per artisti sotto i 40 anni indetto, nel 1987, da Antonio Presti, ideatore di Fiumara d’Arte. Già nel 1982, il mecenate siciliano aveva fatto realizzare da Pietro Consagra, a Castel di Tusa (Messina), una scultura in cemento armato alta diciotto metri, intitolata La materia poteva non esserci.
Protesa verso il mare, fu la prima opera del parco di sculture contemporanee che l’imprenditore sognava di creare lungo il tracciato del torrente Tusa. Alla scultura di Consagra ne seguirono molte altre. Fu, quindi, la volta del Labirinto di Arianna Messina, progetto scelto dalla giuria fra i 55 bozzetti presentati al concorso. L’opera è, senza dubbio, una delle più singolari e fotografate del parco voluto da Presti.
Inconfondibile per la forma a spirale concentrica, il labirinto è stato realizzato da Lanfredini in calcestruzzo patinato, materia che ha conferito alla struttura il colore tipico della terracotta. Con il passare del tempo, gli agenti naturali, vento, sole e acqua, l’hanno eroso e modellato, trasformandola nell’opera che vediamo oggi.
Anche il passaggio dei visitatori ha contribuito alla trasformazione di questa incredibile scultura, diventata una delle più celebri e apprezzate del parco. Il dedalo si dipana nella forma di un lungo serpente corallo al quale si accede da una porta con forma di ogiva.
Una volta entrati, è praticamente impossibile perdersi. Esiste, infatti, un percorso unico che conduce al centro, senza biforcazioni, mentre al centro della spirale si erge un albero d’ulivo. Per raggiungere l’uscita c’è solo un modo: invertire il senso di marcia.

Labirinto di Arianna a Messina, foto Facebook Sicily My Love
Il Labirinto di Arianna rimanda, inevitabilmente, al celeberrimo labirinto del Palazzo di Cnosso, nell’isola di Creta. La storia del mito ha inizio con l’offesa di Minosse, re di Creta agli dei. Appena insediato sul trono, il sovrano chiese in regalo a Poseidone un toro come segno di approvazione dell’Olimpo al suo regno, promettendo di sacrificare, a sua volta, l’animale alla divinità. Tuttavia, le cose andarono diversamente. Il toro era talmente bello che il re non volle più immolarlo.
La decisione di Minosse provocò l’ira degli dei che, per vendetta, fecero innamorare sua moglie Pasifae del toro bianco. Dalla loro passione nacque il Minotauro, una creatura metà uomo e metà toro che si nutriva solo di carne umana. Il mostruoso essere venne, però, rinchiuso in un labirinto costruito dall’ingegnoso Dedalo per volere di Minosse il quale non esitò a ricorrere al Minotauro per sottomettere Atene, governata da Egeo.
Gli ateniesi avevano, infatti, ucciso Androgeo, uno dei figli di Minosse. Per punirli, il sovrano obbligò Atene a pagare un pesante tributo: ogni anno sette fanciulle e sette giovani dovevano essere sacrificati al mostro. La leggenda narra che Teseo, eroe ateniese, stanco di questa atrocità, decise di affrontare il Minotauro. Quando Arianna, figlia di Minosse, vide Teseo sbarcare a Creta, se ne innamorò al primo sguardo e non esitò a tradire il padre.
La principessa consegnò al giovane un gomitolo di lana da srotolare una volta entrato nel labirinto, per poi riavvolgerlo e ritrovare così la via d’uscita. Arianna diede a Teseo anche una spada per uccidere il Minotauro. Il famoso “filo di Arianna“ permise a Teseo di vincere la sfida: con la spada trafisse il mostro e, grazie al filo di lana, uscì dal dedalo. Ispirato al mito di Arianna e Teseo, il capolavoro di Lanfredini riprende chiaramente il modello cretese, caratterizzato da un percorso tortuoso e serpeggiante. Nonostante si tratti di un’opera contemporanea, il labirinto ha, comunque, un profondo legame col passato, con la cultura classica e, come vedremo, anche con le origini della vita.
Il contesto in cui si trova il Labirinto di Arianna a Messina è un altro aspetto che rende questa opera ancora più suggestiva e affascinante. Ubicato a due passi da Castel di Lucio (noto non solo per il castello ma anche per la provola dop dei Nebrodi) dove sono collocate altre opere della Fiumara d’Arte, il labirinto sorge sulla cima di un colle che domina la valle del fiume Tosa, integrandosi perfettamente con la natura dei Monti Nebrodi.
Nella realizzazione di questo capolavoro, lo scultore si è posto l’obiettivo di creare un legame tra la storia antichissima di questa terra con il concettualismo dell’arte contemporanea, riuscendo pienamente nell’intento. Fedele al principio che un’opera non deve mai essere in dissonanza con l’ambiente, Lanfredini si è lasciato ispirare dal luogo silenzioso e incontaminato in cui sorge il labirinto, nonché dall’atmosfera che si respira nel piccolo borgo siciliano in cui è ancora viva e presente la cultura greca.
Una passeggiata lungo le stradine del comune è il modo migliore per cogliere la meraviglia di questo posto fuori dal tempo.

Labirinto di Arianna a Messina, foto facebook Mattia Riolo Photo
Opera simbolica e potente, questo labirinto è un percorso sia fisico che spirituale, una sorta di viaggio interiore fino alle origini della vita. Non a caso, la forma del labirinto rievoca il ventre materno. La porta d’ingresso del dedalo messinese, la cui forma ad ogiva richiama quella della vagina, conferma il significato di uno dei labirinti più spettacolari d’Italia. Una volta entrati in questa specie di ventre materno, non rimane altra scelta che seguire la strada fino ad arrivare alla fine.
Infatti, poiché non sono presenti vicoli ciechi o bivi, non ci sono altre alternative e, per tornare indietro, bisogna per forza raggiungere il centro. Attraversando le volute sinuose, alte due metri, i visitatori trovano l’ispirazione per riflettere sulla propria vita, per porsi delle domande, per esplorare le profondità del proprio io.
Arrivati al centro, precisamente in fondo a delle scale, ci si trova dinanzi a un albero d’ulivo, pianta resistente e longeva che nell’antica Grecia simboleggiava la conoscenza e la saggezza. La sua collocazione nel cuore della scultura è, quindi, una metafora del percorso verso il sapere che ognuno di noi compie nel corso della vita.
L’opera è anche un luogo di spiritualità perché ci riporta al tema della Madre Terra e al mistero della fecondazione, espresso con il motivo dei cerchi concentrici, simbolo archetipico del ciclo della vita. L’andamento curvilineo e irregolare del labirinto accoglie il visitatore così come un bambino nel grembo della madre, riportando alla mente le antiche culture che hanno plasmato il territorio siciliano.

Labirinto di Arianna a Messina, foto facebook Laura Lo Medico
Il Labirinto di Arianna a Messina, a circa 115 chilometri da Palermo e 160 da Messina, si può raggiungere in auto da ogni parte della Sicilia grazie all’autostrada A20. Ecco come arrivare.
Se si procedere da Palermo, prendere l’Autostrada A20 Messina-Palermo e uscire allo svincolo di Tusa; da Messina, uscire dall’autostrada A20 Messina-Palermo e immettersi lungo la Statale 113, in direzione Santo Stefano di Camastra. Dopo alcuni chilometri, imboccare la strada provinciale 174 in direzione dei comuni Pettineo e Castel di Lucio. Percorrere ancora 20 chilometri per raggiungere il luogo dove sorge l’opera e seguire la segnaletica con la deviazione verso la scultura. L’accesso al labirinto è libero.
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