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Cristina Pasanisi

Origini del Bikini: storia del costume a due pezzi nel Made in Italy

  • 2 anni fa
  • Lettura in

7 min

Oggi, il bikini è un capo estivo che indossiamo senza pensarci troppo. Raramente ci chiediamo come sia nato e perché sia diventato così popolare. Eppure, il bikini è molto più di un semplice costume da bagno: è un simbolo di cambiamento culturale e di emancipazione femminile. In questo articolo, andremo alla scoperta della storia del costume da bagno femminile, della sua evoluzione e del suo impatto sulla moda e sulla società. 

Indice dei contenuti

Storia del costume da bagno a due pezzi, il bikini

Storia del costume da bagno: bikini

Storia del costume da bagno: bikini

I primi avvistamenti

Spesso vengono citati come i primi bikini della storia, ma quelli che si possono ammirare nella Stanza delle dieci ragazze nella Villa romana del Casale in Sicilia sono in effetti abiti sportivi.

Il mosaico della villa,risalente al I-II sec d.C. permette di ammirare delle figure femminili indossare indumenti che ricordano in modo inequivocabile quello che, secoli dopo, è diventato il costume da bagno femminile per eccellenza ma che aveva una funzione completamente diversa. All’epoca, infatti, questo capo di abbigliamento era pensato per sua praticità. Usato nelle scuole di ginnastica dalle atlete, era riservato a contesti differenti a quelli odierni.

L’origine del nome bikini

Il nome bikini fu coniato dal designer francese Louis Réard nel 1946. Il termine richiama l’atollo di Bikini nelle Isole Marshall, dove all’epoca gli Stati Uniti stavano conducendo degli esperimenti nucleari. Réard voleva suggerire che il suo costume avrebbe avuto un impatto “esplosivo” sulla società, paragonabile a quello di una bomba. E, in effetti, il bikini sconvolse i costumi dell’epoca per le sue dimensioni ridotte.

Réard scelse questo nome con grande cura, consapevole della potenza evocativa associata agli eventi atomici di quel periodo. Il bikini, con i suoi pochi centimetri di tessuto, diventava così un simbolo di una nuova era di libertà e audacia.

Origini del bikini: Prima presentazione pubblica

Il bikini fu presentato al pubblico per la prima volta il 5 luglio 1946, durante una sfilata a Parigi. Louis Réard, consapevole della dirompenza della sua creazione, ebbe difficoltà anche solo nel trovare una modella disposta a indossarlo. Alla fine, si affidò alla spogliarellista Micheline Bernardini che sfilò indossando il bikini a bordo piscina, sotto gli sguardi attoniti dei presenti. È interessante notare che il primo vero costume a due pezzi fu ideato dallo stilista Jacques Heim che lo soprannominò Atome per sottolinearne le dimensioni ridottissime.

Il bikini divenne immediatamente un argomento di discussione, non solo per la sua audacia ma anche per ciò che rappresentava: una sfida ai costumi morali dell’epoca e un passo verso l’emancipazione femminile.

Diffusione del bikini

Storia del costume da bagno: anni 90

Storia del costume da bagno: anni ’90

Proposta dirompente

Dai primi del 1900, nuovi tessuti e nuove forme di abbigliamento iniziarono a rispondere a esigenze femminili prima inesistenti. Negli anni Trenta, la moda del fitness e dell’abbronzatura si diffuse, incoraggiando le donne a praticare attività acquatiche per mantenersi in forma e prendersi cura del proprio corpo.

Il bikini si presentò come tassello di un lungo percorso di emancipazione del corpo e, anche dopo la sua apparizione pubblica, richiese ancora del tempo prima di potersi affermare ampiamente nella quotidianità delle donne del mondo.

Il bikini rappresentava un cambiamento radicale, ma anche un progresso verso una maggiore libertà personale e fisica. Prima di arrivare al costume da bagno che conosciamo oggi, le donne avevano iniziato a indossare costumi da bagno sempre più ridotti, passando da abiti pesanti e ingombranti a capi più leggeri e pratici. Questo percorso non fu privo di ostacoli, ma il desiderio di una maggiore libertà di movimento e di espressione personale fu più forte delle resistenze sociali.

Storia del costume da bagno: non accettato, vietato

Il costume da bagno femminile fu inizialmente accolto con scandalo e polemiche. Molte donne che osarono indossarlo furono accusate di indecenza. Il Vaticano dichiarò il bikini “peccaminoso” e il costume fu bandito in Paesi come Spagna, Portogallo, Italia, Belgio e Australia. Anche negli Stati Uniti, molti Stati lo proibirono fino al 1959. Durante il concorso di Miss America degli anni Cinquanta, l’uso del bikini fu vietato, segno dell’ostilità generale verso questo indumento.

Le reazioni negative erano spesso legate a un senso di decenza e moralità che il bikini sembrava violare. In molte società, la visibilità del corpo femminile era strettamente regolata e il bikini rappresentava, inevitabilmente, una rottura di queste norme. Tuttavia, nonostante le restrizioni e i divieti, il bikini continuò a guadagnare popolarità, grazie anche al sostegno di celebrità e icone di stile che lo adottarono come simbolo di modernità e libertà.

Attrici nei film e poi nelle riviste

Il bikini iniziò a essere accettato e diffuso a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta grazie all’influenza di icone del cinema e della moda. Attrici come Marilyn Monroe e Ursula Andress lo portarono sul grande schermo e sulle copertine delle riviste, rendendolo un elemento della cultura pop. Brigitte Bardot, in particolare, divenne famosa per le sua prorompente bellezza in bikini sulle spiagge di Cannes, contribuendo a rendere questo capo un must have in Costa Azzurra.

L’influenza delle star del cinema non può essere sottovalutata. Le loro apparizioni in costume da bagno a due pezzi, sia nei film che nelle foto pubblicitarie, contribuirono a sdoganare questo capo di abbigliamento. Le donne cominciarono a vedere il bikini non solo come un indumento audace, ma anche come un modo per esprimere la propria personalità e il proprio stile. L’abbronzatura, un tempo segno di origini sociali umili, divenne invece un segno di bellezza e salute, incentivando ancora di più l’uso del bikini.

Forme in evoluzione

Storia del costume da bagno: metà '900

Storia del costume da bagno: metà ‘900

Prima del bikini

Per secoli, il vestiario da spiaggia femminile fu molto coprente. I primi costumi da bagno erano lunghi abiti pesanti e scuri che impedivano di mostrare il corpo e limitavano i movimenti in acqua. Solo alla fine dell’Ottocento, iniziarono a diffondersi tute più aderenti, ma comunque lunghe e intere, abbinate a cuffiette che coprivano completamente la persona. Negli anni Venti del Novecento, i costumi divennero più corti e, in alcuni casi, lasciando addirittura le braccia scoperte.

La transizione verso costumi da bagno più pratici e meno coprenti fu lenta ma inesorabile, lasciando sempre coperto l’ombelico. Le donne desideravano godersi il tempo libero al mare o in piscina con maggiore libertà di movimento. Tuttavia, le convenzioni sociali dell’epoca rendevano difficile l’adozione di abiti più rivelatori. Fu solo con l’evolversi delle idee sulla salute e sul fitness che i costumi da bagno subirono un profondo cambiamento.

5 luglio 1946

Il famoso bikini del 1946 era composto solo da quattro triangoli di stoffa collegati da laccetti. La vita era alta e la stoffa presentava una fantasia che raffigurava pagine di giornale, come a prevedere l’importanza mediatica della creazione. Questa forma classica, con due triangoli per coprire il seno e uno slip per coprire il pube e le natiche, divenne il modello di riferimento per i decenni successivi.

Il design minimalista del bikini fu una mossa rivoluzionaria, le sue dimensioni e la sua forma erano una dichiarazione di intenti. Réard aveva creato qualcosa di radicalmente nuovo che avrebbe cambiato per sempre il modo in cui le donne si vestivano in spiaggia. L’uso di tessuti stampati con motivi giornalistici era un ulteriore richiamo alla sua natura provocatoria e alla sua destinazione di diventare un fenomeno mediatico.

Gli anni ’70 del ‘900

Una volta introdotto e poi accolto definitivamente negli anni Sessanta, il bikini ha visto mille trasformazioni, con una costante riduzione delle sue dimensioni nel corso del tempo. Negli anni successivi alla sua ascesa come indumento pop, la parte superiore iniziò a subire continue diminuzioni, arrivando a coprire solo una minima parte del seno. Poi. è stata la volta del pezzo di sotto che, da pantaloncino, passò a una forma più simile agli slip, per  continuare a restringersi sempre più fino ad arrivare alla forma a perizoma, lasciando maggiormente scoperte le natiche.

Il cosiddetto thong bikini apparve per la prima volta in Brasile negli anni ’70, portando il concetto di costume da bagno femminile a un nuovo livello di audacia. Questa variante divenne rapidamente popolare tra le donne che volevano mostrare la loro sicurezza e il loro senso di stile.

Evoluzione del bikini in Italia e Made in Italy

L’evoluzione del bikini in Italia è strettamente legata alla storia del costume da bagno e all’eccellenza del Made in Italy. Negli anni ’60 e ’70, l’Italia ha visto emergere stilisti come Emilio Pucci e Missoni che hanno rivoluzionato il design dei costumi da bagno con tessuti innovativi e fantasie vivaci. Il Made in Italy ha giocato un ruolo cruciale, combinando artigianalità, qualità dei materiali e un’estetica inconfondibile. Oggi, marchi come Calzedonia e Yamamay continuano questa tradizione, mantenendo il bikini italiano all’avanguardia della moda mare globale. La capacità di fondere tradizione e innovazione ha permesso al bikini italiano di diventare un’icona internazionale, rappresentando non solo uno stile, ma anche un modo di vivere tipicamente italiano.

Nuovi trend e prospettive

Come evolve la storia del costume da bagno

Come evolve la storia del costume da bagno

Da quando è stato lanciato, il bikini non ha mai smesso di evolvere, diventando uno degli elementi caratteristici delle mode di ogni epoca. Diverse varianti si sono affacciate nel tempo, prima tra tutte il cosiddetto monokini (dove “mono” sta per uno, un pezzo) che sostanzialmente prevede solo la metà inferiore del costume, conosciuto anche come topless. Un’altra variante moderna ormai diffusa è il trikini, che prevede un lembo di stoffa che collega il pezzo di sopra con quello di sotto sul davanti, coprendo solo in parte la pancia.

Queste varianti mostrano quanto sia versatile e innovativo il bikini, adattandosi sempre alle nuove tendenze e alle esigenze delle donne. Nel 2016, per celebrare il 70° anniversario del bikini, è stata indetta per il 5 di luglio la Giornata Internazionale del due pezzi – chiamata anche Bikini Day – come ricorrenza di quella storica sfilata a bordo piscina del 1946 a Parigi.

Il bikini è passato dall’essere un capo controverso a diventare un simbolo di libertà, stile e potere femminile. Oggi, la scelta di indossare questo costume da bagno è un’affermazione di sé e del proprio diritto a sentirsi a proprio agio e sicure del proprio corpo. Che si tratti di un classico bikini a triangolo, di un audace thong o di un innovativo trikini, questo capo continua a rappresentare l’evoluzione della moda e della società, riflettendo i cambiamenti culturali in tutto il mondo.

La storia del costume da bagno ci ricorda quanto sia importante la moda nel riflettere e influenzare i cambiamenti sociali. Ogni volta che indossiamo un bikini, portiamo con noi un pezzo di quella storia, fatta di coraggio, innovazione e desiderio di libertà. È molto più di un semplice costume da bagno: è un simbolo di emancipazione e di cambiamento che continua a evolversi insieme a noi.

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